ASSENTEISMO

Premessa

Questo modestissimo lavoro è stato realizzato dai Fratelli  D.N e G.N.

che lo hanno separatamente composto ed  insieme poi sintetizzato.

‘ASSENTEISMO’

Prima di entrare nell’argomento suggerito dal tema, è necessario  precisare ancora una volta il concetto di “Loggia”.

Loggia è una definizione polivalente, che, oltre a significare l’unità di base  e fondamentale della Massoneria, è di fatto, una aggregazione di persone ri­unite nel luogo e nel tempo, per attuare i Principi ed i Programmi, in altri ter­mini gli Ideali, della Massoneria stessa.

E’ quindi il Luogo ed il Tempo, senza ombra di dubbio il più importante, dove la Massoneria si realizza.

Il Luogo, il Tempo si, ma SOPRATTUTTO  i Fratelli.

Appartenere alla Massoneria vuol dire, e dobbiamo tenerlo sempre ben presente, dedicarsi al

miglioramento proprio ed altrui.

               E, chiaramente, non si tratta assolutamente né di miglioramento fisico né  economico.

La Loggia, dunque, non è né una palestra ginnica, né un ufficio mercantile!

La Loggia, é una scuola di pensiero, di etica, di morale, di cultura, nel signifi­cato più ampio della parola.

E’ una scuola alla quale un giorno, coscientemente, ci siamo iscritti.

E’ qui che si studia, è qui che si lavora.

Questo é lo scopo, l’unico che giustifichi l’appartenenza all’Obbedienza.

Non ce ne sono altri!

Ci auguriamo che non ve ne siano altri!

Non ce ne devono essere altri!

Guai a coloro che permangono nelle nostre file per altri motivi!

Se ne vadano!!!

Il  presupposto  principale affinché  i lavori della Officina, abbiano una loro ef­ficacia, una loro continuità ed un soddisfacente funzionamento, è che gli ap­partenenti siano sempre presenti.

Solo la presenza assidua dei Fratelli garantisce al  Maestro  Venerabile la tranquillità  necessaria al buon  funzionamento della Officina.

In una Loggia come la nostra,  del tutto normale  come  gruppo di persone  con impegni  di lavoro e  sociali più o meno usuali,  le assenze sono da rite­nersi  eventi del tutto eccezionali.

Al di sotto di certi limiti di partecipazione dobbiamo veramente preoccuparci, e la preoccupazione diventa ansietà quando le assenze  hanno  questi tipi di giustificazione:

“Questa sera non posso venire perché mi sono capitati degli ospiti.”

“Questa sera non posso venire perché ho un impegno di lavoro.”

“Questa sera non posso  venire perché……..”

Ad ogni buon conto, queste le situazioni migliori, perché  altri non ritengono necessario neppure giustificarsi.

Eppure, vorremmo  ricordare che al momento dell’iniziazione, nella promessa solenne, prima letta ad alta voce e poi sottoscritta, siano evidenziati sia il do­vuto rispetto ai Fratelli che la partecipazione ai Lavori.

Perché invece tanta mancanza di questi doveri?

Perché provocare nei Fratelli nell’attesa di aprire i Lavori l’angosciante inter­rogativo del “verranno o non verranno?”.

E’ un guardarsi in faccia e un ricontarsi continuo, ed un rallegrarsi quando fi­nalmente arriva qualcuno.

Certo che ci rallegriamo, siamo qui con il legittimo desiderio di incontrare tutti gli amici, per scambiare i nostri pensieri, fare tutti partecipi delle nostre gioie o trovare conforto ai nostri  affanni.              Che delusione quando entriamo nel Tempio ed  i presenti  rappresentano si e no la metà di tutti noi.

          Come si può  giustificare un Fr. che dice di avere già un impegno quando si sa da   anni, che  il primo Venerdì di ogni mese appartiene alla Loggia, che ci dobbiamo e vogliamo incontrare?

E come giustificare un Fr. che dice di avere un improvviso impegno di lavoro. Ne aveva già uno con noi; perché non dice all’altro che quella serata per lui è già impegnata?

Ricordiamolo che i nostri incontri  si chiamano per l’appunto, lavori di Loggia;  perché allora non considerarli per lo meno,  alla stregua  dei lavori profani?

Perché dare ad essi minore importanza?

Se si pensa che l’anno è di 365  giorni, che gli impegni  improvvisi di lavoro dopo le ore 21, in un anno, si possono contare sulle dita di una mano,  che questi poi  vadano a coincidere proprio con i nostri 10/12 nostri incontri. non possiamo fare a meno di considerare la particolare sfortuna del Fratello op­pure come la sua giustificazione sia  di una banalità sconvolgente.

Diciamoci la verità; avremmo preso due impegni profani  nella stessa serata? Poco probabile.

Se abbiamo un appuntamento con un amico, ci guardiamo bene dal non ar­rivare in ritardo o  tanto peggio  di non presentarsi per niente all’appuntamento.  Bene, questo della Loggia è un impegno ben preciso  con molti amici, anzi con molti Fr. alcuni dei quali hanno sicuramente fatto dei sa­crifici per essere presenti e puntuali.

E che cosa dire dell’improvviso arrivo di ospiti?

L’educazione insegna che l’ospite preannunci l’arrivo se non vuol passare da persona poco educata.  E se si ha a che fare con una persona poco educata si può chiedere scusa e comunicare di avere un vero precedente impegno ed uscire per raggiungere dei fratelli che stanno aspettando . C’è poi anche in questo caso, la precedente considerazione statistica che tutto questo debba proprio accadere il primo venerdì del mese.

Sì, è vero che dopo cena prende un po’ di pigrizia, ma gli impegni sono im­pegni. Cerchiamo di essere coerenti con noi stessi, cerchiamo di liberarci da pigrizie e falsi impedimenti. Noi alla base di tutto dobbiamo risultare sì, “di buoni costumi”, e “liberi”.

Se la stanchezza, la pigrizia, gli impegni programmati o  im­previsti e specialmente l’indifferenza  prevaricano questi fratelli  e che per questo non sono più liberi, ci comunichino francamente questa nuova situazione, così che  non staremo  più ad aspettarli inutilmente.

Questo riferito a quei fratelli che hanno rispetto per gli altri e sentono il do­vere di giustificare la propria assenza.

Che dire di coloro che privi di ogni elementare buon senso, e ci sia consen­tito, privi di educazione, non sentono neppure il dovere di giustificarsi.

Nella nostra Loggia ,la media dei presenti alle tornate  ordinarie si  può valu­tare intorno al 40-50 %. Per le tornate informali  si stenta  a raggiungere il 30%. Questi  i  numeri.

Inoltre, se si considera che i fratelli presenti sono sempre gli stessi, é evi­dente come gli assenti siano di tipo cronico.

Si hanno quindi due logge. Una Carducci di fratelli quasi sempre presenti, operosi, attenti e rispettosi dei principi massonici, ed un’ altra  Carducci di …..fantasmi.

Per quanto ancora dobbiamo inutilmente aspettare, e cosa ,e chi aspettare?

Che i fantasmi ci prevarichino?

Se è vero che il profitto di appartenere alla Massoneria è quello del migliorare la nostra coscienza, la nostra conoscenza, i nostri ideali, se è vero che tutto questo si realizza nell’Officina, quale profitto traggono  gli assenti?

Sorge legittima e spontanea, anche se purtroppo irriverente la domanda:

“ma cosa ci stanno a fare?”

E’ veramente triste esprimere considerazioni così pesanti nei confronti di queste persone che noi, con tanto amore, continuiamo a considerare fratelli, ma che  non hanno più, nei nostri confronti, uguale considerazione  e ri­spetto.

Occorre trovare una soluzione ad una situazione divenuta intollerabile.

A questo punto ci assale un grave problema di coscienza: poiché non ci sen­tiamo  di sopportare oltre questa situazione siamo nel giusto   o  stiamo cal­pestando il basilare principio massonico della tolleranza ?

E’ quindi legittima la nostra intolleranza o sono legittimi tali comportamenti?

Non è assolutamente  possibile la coabitazione fra due tipologie così diverse! 

La soluzione non può essere che definitiva, e purtroppo, drastica !

Qui il nostro lavoro più che terminare, volutamente si interrompe!

Si interrompe perché non vogliamo trarre conclusioni.

La Loggia, nella sua saggezza e sovranità, dovrà stabilire , una volta per tutte, se siano la nostra intolleranza o i comportamenti denunciati  da eliminare!

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