LA FRATELLANZA

LA FRATELLANZA

 di R.

Vi racconterò una storia vera: Alcuni anni fa, navigando su una piccola barca attraverso il Canale d’Otranto, fui colto dal maltempo e, impossibilitato a rientrare in porto, fui obbligato a decidere di riparare nella più vicina isola greca: l’isola di Fanò. A qualche centinaio di metri dalla mia barca, un’altra barca si trovava nelle mie stesse condizioni e dirigeva verso lo stesso porto. Durante le tre ore che ci vollero per raggiungere l’isola, una serie di domande si affacciarono alla mia mente, prima isolatamente poi sempre più incalzanti. La meta di quell’uomo era chiara ed era la stessa alla quale io tendevo; ma lui, chi era, da dove veniva, cosa avevamo in comune che ci aveva portato tutti e due in quel posto e in quel giorno. Certamente il maltempo, d’accordo, ma prima del maltempo cosa ci legava in modo tale da metterci sulla stessa rotta: la casualità è ovvio, ma a monte di questo cosa c’era, quali erano i presupposti perché questo fatto casuale si verificasse. Mentre tentavo senza successo di dare delle risposte a questi interrogativi mi accorsi che cominciavo a provare per quell’uomo, che neanche conoscevo, un sentimento strano mai provato, un misto di curiosità, disponibilità, solidarietà. Non riuscii, allora, a dare un nome a quel sentimento. Arrivammo sull’isola e, nell’unica bettola del posto, cenammo insieme raccontandoci i particolari della brutta traversata scoprendo che ognuno di noi, mentre eravamo in mare, da un certo momento in poi, con una sorprendente reciprocità di pensieri, aveva cominciato a seguire con occhio più attento l’altra barca quasi a volerla rassicurare, accompagnare, guidare in caso di bisogno. Diventammo amici e parlammo molto di mare, di passato e di futuro in quei due giorni passati tra birre calde e piccole riparazioni alle barche. Poi ripartimmo per posti diversi salutandoci, da profani, con un Duplice Fraterno Abbraccio. A distanza di anni, entrando in Massoneria, nuovi percorsi della mente, esistenziali, umani e morali, mi hanno permesso di mettere più a fuoco concetti che prima mi sfuggivano e solo in riuscito tempi più recenti sono a dare un nome al sentimento provato nei confronti di quel- l’uomo che, come me, navigava verso l’isola e l’ho chiamato Fratellanza. Oggi io penso che la Fratellanza non sia uno status, non sia un dato di fatto, non sia un’insegna luminosa che me si possa esibire ma un lega più intimo inizialmente indistinto e spesso imperscrutabile che muta e si chiarisce nel tempo e che ha come presupposto fondamentale la dinamica del vivere, il riconoscimento di una matrice esistenziale da cui tutti traiamo origine, l’andare verso una meta comune spinti da una forza della quale la spesso non riusciamo a comprendere natura. Ed è proprio viaggiando verso un’isola morale che, in Massoneria, ci accorgiamo di avere dei Fratelli. Pochi giorni fa ho assistito all’iniziazione di un profano; dopo la cerimonia l’ho abbracciato ed ho pensato: non ti conosco e non so da dove vieni ma, se Abbraccio sei qui, so dove vai. Poi con un Triplice Fraterno gli ho detto: «Tu sei mio fratello» aggiungendo «e andiamo sulla stessa isola». Lui mi ha sorriso ma nei suoi occhi ho visto non poteva aver ancora capito. Queste parole sono semplicemente la prima nota su ciò che il concetto di Fratellanza mi suggerisce perché penso di io aver appena iniziato stesso ad intravedere la presenza di un’isola morale laggiù nella foschia. Accettate quindi questa mia tavola come piccolo contributo le persona- e non come approfondimento filosofico ché ben poca cosa sarebbe rispetto a tavole di altri Fratelli più agili con le parole e più illuminati  nei pensieri

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