FRATELLANZA: UN METODO DI CLAUDIO FERRARO

FRATELLANZA: UN METODO DI CLAUDIO FERRARO

In un mondo che cambia risolutamente e senza attendere i ritardatari, in una società che nella sua articolazione crea confusione negli spiriti puri, in una realtà che con i suoi squilibri fa nascere impellente nell’uomo equo l’esigenza d’agire per il proprio e l’altrui miglioramento, c’è un toccasana: la fratellanza.

La fratellanza vera, profonda, non sbandierata, ma cementata dal comune sentire; vissuta nel gruppo ristretto di loggia per essere riflessa all’esterno sulla società. Ci è parso opportuno ricordarlo: la vera fratellanza non s’impara con la teoria, ma s’acquisisce con la pratica, vivendola e condividendola con chi ha gli stessi nostri intendimenti. Il gruppo, la loggia, l’obbedienza, rappresentano pertanto un buon mezzo, una giusta palestra in cui rafforzare prima lo spirito fraterno, indi la fratellanza vissuta.

Tutto ciò non è però facile: non sempre il sentire fraternamente corrisponde al vivere fraternamente e troppo spesso il sinistro influsso delle vicende e dei problemi del vivere quotidiano ci porta alla «distrazione» anche nella nostra famiglia. Spesso non riusciamo a praticare una vera e costruttiva fratellanza neppure nei confronti dei fratelli, riproducendo in tono minore ciò che critichiamo nel mondo profano.

Ma da distrazione è solo colposa e non dolosa: deriva dallo scarso esercizio della solidarietà.

Occorre ricordarci che la fratellanza è ben più impegnativa della correttezza, ben più difficile della tolleranza, che pur sappiamo essere pilastri fondamentali della nostra Istituzione.

La fratellanza è attitudine effettiva, concreta che si sostanzia in opere quotidiane, tese in una sola direzione: individuare prima e curare poi i bisogni del nostro fratello creando a lui un reale supporto e dando a lui ed a ognuno di noi l’occasione di gustarne i frutti. Fratellanza quindi come azione e non soltanto come astensione dal fare. E il fratello non vive solo in loggia.

Cementare l’amicizia, cementare l’amore vuol dire creare la fratellanza,

non semplicemente parlarne, essere immersi e coinvolti nel lavoro comune vuol dire fornire un’occasione in più alla fratellanza. Ma a chi un poco è avvezzo ad essa sorge spontanea una domanda. La vera fratellanza può avere un confine, un limite, un nucleo?

No, se la fratellanza è come l’amore essa non può essere limitata, ma deve diffondersi; l’uomo privo di umana solidarietà è un uomo senza speranza.

Certo è che, per diffondersi, deve essere già adulta, esercitata condivisa.

Si potrà essere portati a scoprire che il perfezionamento di noi stessi che perseguiamo indefettibilmente come nostra principale opera e la coesione fraterna con cui svolgiamo il nostro compito dentro i nostri muri, ci renda più esperti per l’esterno.

E nostra reale convinzione che i lavori svolti in loggia servono a rafforzare i nostri convincimenti personali ed a scolpire la pietra grezza che è in noi, ma il nostro «particolare» può e deve aprirsi al profano a testimoniare la validità perenne dei nostri principi rapportati alle aspirazioni del tempo in cui viviamo.

Anche in questo compito la nostra base è la fratellanza, l’intesa, la solidarietà.

«Vi riconosceranno dalle vostre opere», riporta una massima evangelica.

Lord Baden Powell affermava che il compito di ogni uomo è lasciare il mondo un po’ migliore di come l’ha trovato. Un compito arduo nei fatti anche perché il nuovo non è mai, in ogni caso, migliore dell’antico, anzi una tradizione consolidata e condivisa è una sicurezza.

Settarismi, dogmatismi, intolleranza e strumentalizzazioni non sono certo retaggio più del passato che del presente e la storia insegna gli errori compiuti.

Il nostro impegno, senza retorica, ma con umiltà e tenacia, è quello di perseguire il perfezionamento individuale e contemporaneamente ripristinare e rafforzare i valori in cui crediamo.

Il non trattare né di politica né di religione, non significa che ognuno di noi non sia parte del suo tempo e non debba vigilare su quanto accade intorno. Trascurare questo aspetto sarebbe abdicare al nostro

ruolo di promuovere il bene dell’umanità. Ma l’impegno individuale è gravoso a volte più dell’immaginabile e la fratellanza allarga la base, permette gli appoggi laddove il singolo potrebbe cadere, non solo sulle azioni, ma anche sulle idee.

Combatterò per le Tue idee anche se non le condivido: quale più alta professione della fratellanza. Noi abbiamo un vantaggio, condividiamo le stesse idee.

Il compito è solo conoscerci, amarci e procedere.

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