SOLSTIZIO D’ ESTATE 1995

SOLSTIZIO D’ ESTATE 1995 di Roberto Pesce

Succedere nella celebrazione del Solstizio d’estate ad oratori esimi come il Fratello Arnaldo Francia o come gli altri Fratelli che si sono avvicendati negli anni passati in questo compito onorifico ed oneroso, non è cosa semplice e facile.

Abituato a scrutare da anni i problemi della Massoneria con l’occhio dell’ispettore di… lungo corso, ho perso un po’ i contatti con ciò che è puro esoterismo per accentuare le necessità della concretezza.

Ma il Solstizio d’estate, il suo significato simbolico, è qualcosa che nessun Libero Muratore può ignorare nella pienezza dei suoi contenuti; e poi, l’invito del Delegato Magistrale è stato così suadente (tanto da apparire categorico!. e .) che ho sentito il dovere (il famoso «Obbedisco» del Gran Maestro Garibaldi) di accettare questo onore e di affrontare questo compito.

Eccomi dunque qui, Fratelli e Sorelle, a celebrare con voi questa ricorrenza che ormai per la Regione Massonica Piemontese, pur avendo soltanto quattro anni di vita, è già diventata una tradizione ed un appuntamento che aspettiamo con ansia di rinnovare; dalla prima preoccupata occasione d’incontro a Belgirate, siamo passati attraverso le tappe di Torre Pellice e di Sommariva Perno, aumentando sempre il numero dei partecipanti, scoprendo volti nuovi, rinnovando legami di fraterna amicizia, a dimostrazione che l’Obbedienza di Piazza del Gesù, e per essa la Massoneria Italiana, è viva e vitale.

Il Solstizio d’estate è senza dubbio la cerimonia simbolica più importante della vita massonica; essa cade, da un’epoca che si perde nella notte dei tempi, nel giorno in cui il Sole, l’astro per antonomasia, il propulsore dell’intero Universo, è al massimo del suo splendore e del suo cammino parabolico, sembra fermarsi e invertire il movimento di scostamento dall’equatore celeste; è stata scelta, e non solo da noi europei occidentali, la data del 24 giugno per celebrare questa ricorrenza ed è in questo giorno che, da tempo immemorabile, gli esseri umani degni di questo nome, dotati di una capacità di riflessione, padroni della propria coscienza e contemporaneamente liberi da ogni pressione spirituale interna, fermano il turbinio delle loro attività e si ritrovano per confrontarsi, per esaminare il viaggio compiuto in un anno, per valutare serenamente i successi e gli errori, per rivedere — come in un film «a gambero» — i momenti gioiosi e dolorosi, sereni e burrascosi, allegri e tristi, per riportare alla mente e al cuore quegli episodi che sembrano archiviati nella memoria e devono invece rimanere sempre vivi e validi.

Il Solstizio d’estate ci conduce alla purificazione e alla gioia, ma è proprio in questo giorno radioso che non possiamo e non dobbiamo dimenticare quei Fratelli, quelle Sorelle che, dopo aver partecipato materialmente con noi in un passato anche recente alla Festa di San Giovanni, ci seguono ora dalle Valli Celesti nelle quali il Grande Architetto li ha chiamati.

Accompagnatemi, dunque, Sorelle e Fratelli, nel ricordo di quanti in quest’anno sono passati all’Oriente Eterno e rendiamo ancora un saluto, Uno per Tutti, ad un grande esponente della Famiglia Massonica Piemontese, a quel Giuliano Pioletti che ci ha lasciato un segno tangibile della volontà di essere Liberi Muratori, di costruire un mondo libero, di affrontare le avversità sempre serenamente; a Lui, che è stato un vero Maestro, ed a tutti coloro che ci hanno indicato in Vita la strada giusta, offriremo un pensiero alla fine della tornata, nella Catena d’Unione; ma ora rendiamo Loro l’omaggio impalpabile e tuttavia toccante di un riconoscente minuto di raccoglimento.

Il Solstizio d’estate è principalmente questo, un momento di tregua spirituale che da millenni spinge l’Uomo a riflettere sulla propria presenza nell’Universo e sulla propria utilità ai suoi simili.

Il fenomeno del Sole che — come ho detto — sembra fermarsi ed invertire il cammino, ha affascinato da sempre l’umanità; in forme diverse, dettate dai singoli livelli culturali o dalle specifiche tradizioni religiose, i popoli più diversi hanno adorato il Sole, ritrovando nel suo ciclo ripetitivo e perfetto quell’armonia di simboli e di presagi, quell’ordine cosmico che si ribalta nell’ordine naturale delle cose. Dagli antichi Egizi ai Greci, dalle cerimonie che ancora oggi si celebrano con riti propiziatori in Irlanda o in Belgio, dall’accensione di fuochi delle tribù africane nella notte del 24 giugno sino all’anniversario del Nirvana di Budda durante il solstizio estivo, tutto ci porta a concludere che da sempre la progenie terrestre ha dato a questo particolare momento astrale un significato di «pausa di riflessione» (per dirla con un’espressione in voga, anche se con significati a volte ambigui) e di ripresa del cammino.

Il Sole, l’astro più fulgido, sembra dire all’Uomo: «Fermati, considera quanto hai fatto, rileva i tuoi errori, ricordati che una volta raggiunto l’acme devi necessariamente scendere, prepara la strada per chi ti seguirà».

Come non ritrovare in questa serie di avvertimenti un parallelo con la parabola che ogni Libero Muratore compie nella sua vita, con le conclusioni che egli deve raggiungere se crede in ciò che fa come uomo «libero e di buoni costumi»?

La simbologia del Sole che raggiunge oggi il massimo splendore e da domani comincia gradualmente a decadere sino al Solstizio d’inverno e poi riprende a rinascere, per trionfare ancora splendente a distanza di un anno, non è il segno di una continuità ininterrotta?

Le parole pronunziate or ora dal Maestro Venerabile, quelle che ci invitano a risorgere se cadiamo e a rinnovarci continuamente, rimanendo però sempre «puri, onesti, fedeli e giusti» verso noi stessi e gli altri, sono un chiaro riferimento al Solstizio, alla forza interiore che da Esso e dal pensiero di Giovanni il Battista dobbiamo trarre per trasformarci da pietra grezza in pietra levigata e poi raccogliere, a nostra volta, una semplice pietra grezza e levigarla, consegnando ad essa, non solo simbolicamente, il testimone dell’eterno scorrere e vivere della Muratoria.

Non è cosa semplice e facile, come non sono cose semplici e facili l’ascoltare in silenzio, l’accettare le opinioni altrui, il rispettare sino al limite estremo il giuramento pronunciato sull’Ara.

Ma del resto, chi ha mai detto che la via massonica è facile?

La Massoneria è una continua costruzione interiore, una continua ascesa, una continua riflessione, un fermarsi e ripartire con umiltà, in una perenne parabola che ci riporta sempre ai Solstizi d’estate e d’inverno. Questa spinta interiore verso l’alto deve essere, Sorelle e Fratelli, la nostra forza, quella che deve sostenerci nei momenti difficili ed equi. librarci nei momenti di gloria.

Da più di venti anni, da quando sono entrato a far parte di questa stupenda Famiglia, sento ripetere, a cicli anche ravvicinati, come un motivo ricorrente, la frase «stiamo vivendo tempi duri, per noi massoni tutto è sempre più difficile». E vero, abbiamo passato momenti difficili se non tragici, siamo stati vilipesi, perquisiti, indagati, violentati spiritualmente: eppure siamo qui. Abbiamo temuto e temiamo per il nostro lavoro e per le nostre famiglie: eppure siamo qui, più numerosi di prima, senz’altro più sereni di un anno fa.

E allora, dobbiamo concludere che siamo masochisti?

No, Sorelle e Fratelli, siamo persone che credono in quello che fanno quando si raccolgono nei Templi; siamo persone che sanno di non commettere abusi e soprusi; siamo persone che — come diceva spesso un Grande Fratello Piemontese, Mario Bogliolo — «non comprano e non vendono» quando si incontrano.

La Massoneria ha vinto di recente alcune battaglie giudiziarie, viene finalmente differenziata da quelle organizzazioni che nulla hanno di massonico e pur tuttavia vengono definite solamente «logge deviate», ma non dobbiamo inorgoglirci né abbassare la guardia; dobbiamo semplicemente vivere serenamente la nostra vita associativa quotidiana, dimostrando che siamo presenti nella società profana.

In questo senso la Regione Massonica Piemontese è viva: proprio questa mattina, l’Oriente di Pinerolo ha aggiunto una nuova perla alla collana di successi, inaugurando una sede degna delle tradizioni muratorie di questo Circondario, che ci ospita con la solita riconosciuta fratellanza. Altrove, in altri Orienti, fervono iniziative per consentire alla nostra Obbedienza di essere conosciuta e valutata nella sua integrità di opinioni e di costumi. Il proselitismo sta fornendo frutti copiosi, specialmente tra i giovani, nel segno di un cambiamento generazionale naturale e di un passaggio del testimone che dovrà essere il futuro vincente della nostra Associazione.

Ecco, Sorelle e Fratelli del Piemonte, il nostro Solstizio d’estate; viviamolo con l’umiltà del nostro laborioso operare nelle Officine e con la saldezza della nostra fede nella costruzione di un Tempio libero da ogni pregiudizio profano.

Nella storia millenaria degli Uomini liberi, oggi anche noi mettiamo

il suggello ad un anno di crescita e di perfezionamento; fra poco, quando la pergamena con i nostri nomi brucerà, cancellando ogni presenza materiale, ripieghiamoci su noi stessi, riflettiamo sull’anno appena finito e prepariamoci ad aggiungere altri mattoni al Tempio che appartiene a noi tutti.

Successi ed errori, solerzia e pigrizia, esaltazioni ed abbandoni sono alle spalle e sono soltanto materia di riflessione sincera; traiamo nel nostro intimo le conclusioni e costruiamo, ancora e sempre. Che il Grande Architetto ci protegga!

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