VITALITY: L’UOMO, LA DONNA, L’UNO

VITALITY: L’UOMO, LA DONNA, L’UNO

di I.P.; questa tavola è stata tracciata dal Fratello espressamente per il nostro sito.


Sulla nostra pelle il tempo scava e vi lascia le rughe, segni, graffiti nella cute, dei nostri stati d’animo. Cicatrici, marchi dei nostri conflitti con gli influssi psichici e fisici della vita, insomma segni della reazione del nostro organismo nei confronti dei veleni sia fisici sia mentali coi quali veniamo in contatto.

Importante è però che, sotto la corazza protettiva della pelle, noi rimaniamo così come siamo sempre stati: i bambini incuriositi, timidi e giocherelloni di una volta.

La maschera che la vita ci impone deve essere soltanto una protezione, un’armatura, uno schermo che ci dà la possibilità di sopravvivere. Non dobbiamo però dimenticare di togliercela a volte e di mostrarci così come siamo, magari soltanto a quelle persone che ci sono più care e delle quali ci fidiamo. Soltanto in questa maniera riusciremo a risplendere nella nostra luce migliore, a mostrare la nostra anima. Soltanto così avremo la possibilità di sperimentare e dimostrare che in realtà non invecchiamo mai e lo scorrere del tempo su di noi non lascia alcuna traccia. Facciamo vedere allora allegoricamente nudi, apparendo sempre bellissimi e senza età, soltanto a chi ci apprezza, ci conosce a fondo, ci ama profondamente, incondizionatamente e persegue i nostri stessi ideali. Quella persona ci vedrà sempre uguali, sempre giovani. Non esisterà più depressione, tristezza né sconforto in quei momenti di intensa magica comunicazione o comunione, dove le parole non serviranno.

In quei momenti, potremmo definirli anche sacri, di estrema intimità, il corpo stesso, e sue cellule, i suoi liquidi interstiziali, le sue cellule germinative e riproduttive comunicheranno da sole tra di loro. L’unione consensuale di due corpi in modo simile consacrati, considerati due meri veicoli dello spirito e dell’anima, diventerà in quel momento qualcosa di inevitabile. Avrà inizio l’evento più sublime e maestoso che può avvenire nell’universo, un atto di creazione vera e propria, un atto paragonabile soltanto alle estasi dei grandi mistici. Allora l’unione della carne dello spirito risulterà perfetta e darà loro il modo di diventare finalmente una sola, unica cosa.

In questo frangente sarà data a DUE individui l’opportunità di penetrare ed essere penetrati nello stesso momento, di fondere le loro vite, di scorrere come un fiume impetuoso l’uno nell’altra. Diventare un corpo dentro l’altro, un’anima nell’altra, sangue nel sangue. Una goccia di quel miracoloso benessere e di gioia senza inizio né fine, che ci aiuta a superare tutti gli ostacoli che la vita ci pone davanti, e che soltanto il miraggio di un altro incontro simile, di un simile premio alla nostra sopravvivenza, ci darà la forza di continuare la nostra lotta e il nostro viaggio. Ci renderà appagati e in quel prezioso istante tanto agognato ci farà confluire nell’UNO, ci darà modo di realizzare un UNO, un essere doppio, ermafrodito e perciò completo, ineffabile. La possibilità di avere a disposizione un simile magico rifugio come risulta essere la donna, l’antico alchemico “atanor” o il “calderone” di celtica memoria, se vogliamo dove può compiersi questo miracolo, questa amalgamazione o unione delle essenze primordiali di due individui diversi ma complementari, delle potenti energie derivanti direttamente dal cosmo, dall’UNO CREATORE, che ognuno porta custodite in sé e di cui non conosce l’enorme potenzialità. Tutto ciò, in un atto permesso soltanto a Dio, ci permette i ritornare a lui, di poterci identificare con lui in quel momento sacro.

La donna diventa allora un mezzo, o un officiante, messo a disposizione dal Dio Creatore per creare, una porta dell’universo per costruire l’Universo, una Porta nel vero senso della parola, fisico e tangibile insomma, attraverso la quale ci è consentito di viaggiare nel tempo, dove il TEMPO non ha più NESSUNA dimensione o le possiede tutte.

Dove le anime si incontrano, dove dal Chaos ne escono sempre di nuove, dove due anime complementari si fondono e dalla loro fusione ne nasce un’altra e un’altra ancora e si può in questo modo perpetuare l’abbrivio della Creazione infinita. Bisognerebbe ricordarsi di questo miracolo e rendersi conto di quello che l’uomo è in realtà. Quello che l’uomo può dare alla donna, e quello che la donna può dare all’uomo. Se vogliamo, al loro occulto significato d’insieme. Al loro duro viaggio attraverso questo mondo, questa dimensione densa, pesante, sperimentando il fatto di divenire materiali, e ritornare infine, se si è fortunati, alla forma più perfetta e atemporale, qual è lo spirito.

Diventa allora comprensibile il perché di quel momento sì inesplicabile, misterioso e vertiginoso, qual è l’orgasmo, di cui si preferisce non parlare. L’attimo nel quale non ci si rende più conto di essere fatti di materia pesante e degradabile, ma si ritorna, per un istante infinitesimale, nello stato di energia pura, di estrema potenza creativa, un tutt’uno.

Questi due esseri complementari si ritrovano, e ciò è estremamente difficile e raro, e le loro tessere si incastrano perfettamente in tutte le loro dimensioni, diventano un tutt’uno, l’essere perfetto, dagli antichi chiamato Androgino, l’alchemico Rebis. È questo soltanto un assaggio, un sintomo di quello che proveremo in un futuro alquanto prossimo e condiviso da tutti quanti, saggi e stupidi, ricchi e poveri, religiosi e atei, detentori delle verità assolute e dai loro timidi cercatori. È un assaggio del modo in cui vivremo in eterno, alleggeriti del nostro involucro materiale e marcescibile, variamente colorato, finalmente riuniti all’Uno eterno.

È questo il ricordo di come abbiamo in tempi remoti già vissuto in un mondo perfetto, il mitico Eden, prima che ci avessero costretti ad uccidere, prima che ci avessero instillato la paura della morte.

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