L ‘ AGAPE MASSONICA

L ‘ AGAPE MASSONICA

L’agape massonica

All’espressione di analoghe riserve si sono prestati i rituali non ufficiali per il riconoscimento del vincolo coniugale (il cosiddetto matrimonio massonico) e per la commemorazione dei defunti.

Il tema dell’agape o banchetto massonico, che si ripropone costantemente in termini di incertezza nella Massoneria italiana a motivo della mancata adozione di un apposito rituale da parte del Grande Oriente d’Italia, è curiosamente venuto alla ribalta di recente nel quadro della querelle che ha portato al ritiro del riconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Infatti, tra i “capi di accusa” contestati al Grande Oriente d’Italia stesso dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra e che hanno fornito pretesto per il suddetto ritiro del riconoscimento, ha figurato quello a tenore del quale il Grande Oriente d’Italia consentirebbe a Logge alla propria obbedienza l’effettuazione di banchetti od agapi secondo rituali parodianti in modo blasfemo il sacramento eucaristico e comunque estranei alla pura tradizione massonica.

Al fine di fare chiarezza sull’argomento, ancorando tuttavia l’indagine ad elementi meno fumosi e meno opinabili di quelli che spesso consistono nello sciorinamento incontinente ed incontenibile dell’universo esoterico, converrà fare riferimento a precisi elementi documentari.

Il Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie diretto dal Ligou 1, alla voce Banquet, si esprime nel seguente modo: «Il banchetto è una tra le più antiche e solide tradizioni massoniche. Già le Costituzioni di Anderson vi fanno allusione, al pari dei “regolamenti” che fanno loro seguito. Fin da quell’epoca, le riunioni e le assemblee di Gran Loggia si concludevano con un banchetto ed Anderson raccomanda ai Fratelli di non trasformarli in orge, precetto che sembra esser stato in generale seguito… La tradizione del banchetto si è mantenuta. Ogni tornata è seguita – obbligatoriamente nell’Emulation Ritual, facoltativamente altrove – da un banchetto o “agape fraterna”. Nell’Emulation Ritual, il banchetto è rituale, vale a dire che la tavola è a ferro di cavallo, presieduta dal Venerabile, mentre i due Sorveglianti stanno alle due estremità. Si comincia con i “rendimenti di Grazie” recitati dal cappellano ed il pasto è inframmezzato da una serie di toasts, i “toasts ufficiali” al Presidente della Repubblica (in Inghilterra alla Regina), ai sovrani e capi di Stato che proteggono la Massoneria, al Gran Maestro), i “toasts tradizionali” (alla Gran Loggia, al Gran Maestro Provinciale, se del caso al neo-iniziato di quella tornata il quale contraccambia, alle logge sorelle ed ai visitatori), poi agli “assenti”, ed infine “a tutti i Massoni poveri ed in difficoltà”. Nelle logge che lavorano secondo i Riti Francese e Scozzese, l’“agape fraterna” che fa seguito alla tornata è spesso abbastanza rapida e semplice, presieduta dal Venerabile che talvolta dice qualche parola al dessert. Qualche volta vi sono ammesse le mogli dei Fratelli… Nei Riti Francese e Scozzese viene praticato il “banchetto d’ordine” strettamente riservato ai Fratelli. La tavola è del pari ad arco di cerchio, è proibito parlare ad alta voce e fumare. Il servizio di tavola è effettuato dagli Apprendisti. L’aspetto interessante di queste cerimonie deriva dal fatto che esse hanno conservato un rituale abbastanza particolare che si ritiene derivato dalle tradizioni delle logge militari durante l’Ancien Régime. In questi “lavori di masticazione” o “lavori di tavola”… si fa anche uso di un lessico speciale… Durante il “banchetto d’ordine” i Fratelli indossano la sciarpa o il collare…».

A sua volta il Mellor, nel Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie et des Francs-Maçons 2, alla voce Banquet, riferendosi all’uso inglese, scrive che la ricreazione (refreshment) o agape, che segue la tornata di Loggia, «è… obbligatoria». I brindisi o toasts si dividono in facoltativi, obbligatori (al Re o al Presidente della Repubblica, ai sovrani e capi di Stato che proteggono la Libera Muratoria, al Gran Maestro) e tradizionali (alla Gran Loggia nazionale, al Gran Maestro Provinciale ed alla Gran Loggia Provinciale, all’eventuale neo-iniziato del giorno con quello di risposta dell’iniziato stesso, alle Logge sorelle, ai visitatori); il penultimo toast è per i Fratelli assenti e l’ultimo (quello del Tyler o Tegolatore) per «tutti i massoni poveri ed in difficoltà, per mare, sul mare od in aria, augurando una rapida consolazione alle loro sofferenze ed un pronto ritorno al Paese natio, se lo desiderino». Il Mellor precisa che «l’uso, ad ogni toast, è quello di alzarsi in piedi, dopo che il Venerabile abbia battuto un colpo di maglietto, ripetuto dai due Sorveglianti, ognuno dei quali sta seduto all’estremità della tavola (generalmente a ferro di cavallo)».

A quale epoca risale la consuetudine di consumare un pasto tra i fratelli di Loggia, durante o dopo i lavori rituali propriamente detti? Ed è possibile ricostruire le forme “originarie” di essa?

Prima di tentare di dare una risposta a questi interrogativi, appare opportuno ricordare che abbiamo oggi un’idea molto approssimativa dei rituali in uso prima del 1730 circa, posto che i primi documenti scritti, a parte rare eccezioni su aspetti comunque non pertinenti all’argomento in esame, cominciano ad apparire proprio da quel periodo.

Secondo il Jones 3, «è comunque certo che i brindisi venissero usati agli inizi del ‘700 e probabilmente anche molto prima. Anderson suggerisce che ne venne fatto uno alla festa del 1719. Nel 1757, una lettera autorizzata dal Gran Maestro stabiliva che “il primo dei nostri brindisi in loggia è quello della salute del Re e dell’Ordine, con 3.3”. Sia i “Moderni” che gli “Antichi” erano d’accordo su questo punto».

Che un pasto in comune fosse abitualmente consumato al termine dei lavori di Loggia, almeno a partire dal 1717 o comunque dalla fondazione della Gran Loggia di Londra, è attestato – come ricordato dalla sopra riportata voce del Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie – dai Doveri di un Libero Muratore allegati alle Costituzioni elaborate dall’Anderson nel 1723. Infatti, all’art. 2 dei Doveri, sotto il significativo titolo di Comportamento quando la Loggia è Chiusa ed i Fratelli non sono usciti che consente di situare le relative prescrizioni dopo la chiusura dei lavori rituali, si legge: «Potete divertirvi con innocente allegria, trattandovi l’un l’altro a vostro talento, ma evitando ogni eccesso, o di spingere alcun Fratello a mangiare o bere oltre la sua inclinazione…» 4. Gli stessi Regolamenti generali annessi alle Costituzioni (artt. XXVIII-XXXII) dedicano alquanto spazio al tema del “pranzo” che fa seguito ai lavori della Gran Loggia annuale.

È certo, comunque, che ancora per decenni dopo il 1717 le Logge, sia in Inghilterra sia nell’Europa continentale ove si erano nel frattempo rapidamente diffuse, continuarono a riunirsi presso taverne e locande, dimostrandosi spesso assai più interessate ai “lavori di tavola” che ad altri e più iniziatici lavori, in qualche modo legittimando la curiosa etimologia data con tutta serietà dal Lessing alla parola Masonry, come derivata da Mase, mensa o tavola 5. E se pure al riguardo non si disponesse di abbondanti testimonianze d’epoca (diari, resoconti di gazzette, rapporti di polizia, etc.), basterebbe a darne conferma la sollecita preoccupazione di un Ramsey volta a nobilitare i banchetti massonici attraverso l’analogia con le feste intrinseche ai Misteri pre-cristiani… 6

In ogni caso, già una delle prime pubblicazioni a stampa in Italia sulla Libera Muratoria, la Relazione della Compagnia de’ Liberi Muratori dell’Angiolieri Alticozzi 7, si diffondeva lungamente sulla «tavola de’ Liberi Muratori», riportando tra l’altro queste interessanti notazioni: «Le parole, che si usano a tavola, sono prese dall’Artiglieria; benché io ho poi veduto, che questo costume non è così rigoroso, e in diversi paesi diversamente si varia». Vi è poi la descrizione del lessico di tavola 8, del caricamento, del brindisi, etc., esattamente come la si ritroverà alla fine del XVIII secolo ed all’inizio del successivo attraverso i testi francesi ed italiani.

Non indegna di approfondimento ritenne questa tematica Théodore-Henri de Tschoudy, che nell’Étoile flamboyante (1766) 9 le dedicò non poche pagine, con accenti e con considerazioni che appare utile rievocare. «Le assemblee dei Massoni sono quasi sempre concluse da pasti… Ma quando una gioia savia presiede a questi quarti d’ora di rilassamento, quando le arguzie dell’ingegno, stimolate ad un certo punto dall’uso moderato di una bevanda ristoratrice, lasciano sfuggire quegli sprazzi d’immaginazione che inquadrano e disegnano, per così dire, la soddisfazione ed il piacere, dove trovarne uno più sensuale? ai canti di prammatica, che hanno qualcosa di rude e di monotono, si mescolano talvolta canzoni ingegnose, la cui melodia ed i cui accordi sembrano unire ancor più gli animi e far meglio scaturire l’armonia dell’insieme. L’ordine dei brindisi, quello della cerimonia, malgrado il loro singolare apparato, per quanto estraneo possa apparire alla maggior parte degli usi massonici…, costituiscono nondimeno una visione, un concerto che ha qualcosa di piacevole e di seducente fin nell’inizio. L’atmosfera di schiettezza che pervade tutti i convenuti, il tono cordiale che viene assunto spontaneamente per interpretare sentimenti autentici, pongono ognuno a proprio agio: le distinzioni finiscono al di sotto della tavola, non si ode altro che il nome di fratello, il quale risuona per ogni dove; tutto, infine, contribuisce a render deliziosi questi festini nella loro semplicità… 10 Il nostro, cari Fratelli, è il rifugio dell’innocenza; noi lasciamo il santuario per passare nel vestibolo a banchetti deliziosi, nei quali la frugalità e la prudenza attenuano quanto vi potrebbe essere di troppo impetuoso e di eccessivamente libero. Un esercizio piacevole vi cadenza con metodo, le libagioni che facciamo ed il modo di celebrare i brindisi cari all’ordine acquistano un merito in più per l’armonia che vi regna e per il concerto di applausi con il quale esprimiamo i nostri auspici e la nostra gioia. I nomi che impieghiamo per caratterizzare gli arredi del festino attengono agli attributi militari, giacché nessun ordinamento nella società civile è maggiormente sagomato per la precisione dei tempi di quello di una milizia ben disciplinata e ben guidata; al monarca vanno i nostri primi auguri, mentre il secondo posto spetta al capo dell’ordine in Francia; i nostri maestri, i nostri fratelli, i nostri amici, le nostre sorelle, ci farebbero prosciugare la cantina più fornita, qualora ardissimo cimentare le nostre forze con la voglia che abbiamo di sottolineare l’affetto più tenero; ma i Massoni hanno in orrore l’ebbrezza, conseguenza funesta degli eccessi; la crapula non si asside mai accanto alla virtù, la sola decenza ha diritto di riempire la sua coppa, le preoccupazioni sono bandite, i Massoni non le paventano; adusi ad intrecciar ghirlande, le rose del piacere con i gigli della sapienza, non degeneriamo mai; i nostri princìpi sono presenti sempre, nei casi del lavoro, in seno alle feste, nel momento degli svaghi, il fuoco dell’amicizia è il solo che ci riscaldi; vediamo la gioia; la afferriamo, ma ci rendiam conto dei suoi limiti e sappiamo rispettarli: che non sia mai fine, fratelli neo-iniziati, al vostro zelo per la nostra rispettabile associazione e, quanto a noi, non dismetteremo mai i sentimenti che dovete aspettarvi da noi, e che sono lusingato di garantirvi. Vivant, vivant, vivant» 11.

All’argomento del banchetto o agape dedica spazio anche il Code Maçonique des Loges réunies et rectifiées de France (1779) 12, approvato nel Convento di Lione del 1778 che fu all’origine del Regime o Rito Scozzese Rettificato 13. Infatti il Cap. XV (Dei Banchetti e delle Feste) esordisce nei seguenti termini: «Tanto i banchetti troppo sontuosi, troppo chiassosi e troppo frequenti sono contrari allo spirito della Massoneria, quanto quelli il cui costo è modico e regolato, in cui regnano la decenza e la fraternità, sono atti a conservare ed a rinserrare i legami che uniscono i Massoni. Pertanto il Maestro Venerabile radunerà a banchetto i Fratelli quanto spesso le circostanze lo consentiranno… Le feste da celebrare nelle Logge riunite e rettificate sono i due S. Giovanni, d’estate e d’inverno, e la festa del rinnovamento dell’Ordine del sei novembre… Il giorno della festa di S. Giovanni d’inverno sarà principalmente consacrato ad atti di beneficenza… Lo stesso si deve osservare per la festa di S. Giovanni Battista… Ci sarà un discorso come per la festa di S. Giovanni d’inverno, e si faranno al banchetto tutti e sette i brindisi dell’Ordine…».

Un rituale a stampa della “Loggia di Tavola” è finalmente contenuto nel Recueil précieux de la Maçonnerie adonhiramite 14, opera di Louis Guillemain de Saint-Victor (1786). Si è nell’ambito proprio del Grand-Orient de France e del Rito Francese o Moderno in questo praticato. Le prescrizioni anticipano un paradigma pressoché costante nei successivi documenti similari. «Poiché l’Istruzione della Loggia di Tavola fa parte dei misteri dell’Ordine, si deve tenere questa Loggia in un luogo altrettanto ben coperto della Sala delle Iniziazioni. Si allestirà una Tavola a forma di ferro di cavallo, abbastanza grande, se il luogo lo consente, perché tutti i convitati possano sedere lungo il lato esterno. Il Venerabile è sempre posto all’Oriente davanti al centro della Tavola, avendo l’Oratore alla propria destra: i Sorveglianti sono alle due estremità all’Occidente; i Maestri occupano il Mezzogiorno, avendo cura di cedere i posti più prossimi all’Oriente a tutti i Visitatori che si presentino; i nuovi Iniziati devono stare a Settentrione, di lato all’Oratore, ed i Compagni riempiono i posti rimanenti da questa parte… Tutto ciò che costituisce il servizio della Tavola deve formare tre linee parallele; vale a dire che i piatti formano la prima, le bottiglie ed i bicchieri la seconda, ed i vassoi di portata ed i lumi l’ultima». Seguono un glossario dei termini («i bicchieri sono chiamati cannoni», etc.), il rituale di apertura dei lavori, un’elencazione dei brindisi obbligatori ed i canti di chiusura, nonché il rituale di chiusura dei lavori.

La elaborazione del suddetto rituale è pressoché contemporanea a quella del rituale, ben più autorevole per provenienza, redatto in forma manoscritta nel 1783 per uso delle Logge del Grand Orient de France 15 e pubblicato a stampa nel 1801 nel contesto del Régulateur du Maçon ou les trois premiers grades et les quatre ordres supérieurs (A Hérédom. l’An de la G.·.L.·. 5801), che – con pochi adattamenti per quanto concerne la dedica del primo brindisi, imposti dalle circostanze politico-istituzionali 16 – sarebbe stato preso a modello in tutta la massoneria francese o d’ispirazione francese fino ad oggi.

Nell’ambito del primo Grande Oriente d’Italia (1805-1814) si fece riferimento ai rituali del Grande Oriente di Francia, anche per i banchetti o agapi. Ne è prova il volumetto delle Instructions pour les trois premiers grades de la Franc-Maçonnerie catalogato nella Raccolta Bertarelli di Milano e riprodotto integralmente in una pubblicazione riservata 17, che almeno fino al 1808 dovette essere in uso benché in francese, posto che soltanto da quell’anno è riferita l’esistenza di rituali a stampa in italiano 18.

Del volumetto fa parte anche una dettagliata Instruction de la Loge de table, ou banquet, trascrizione pressoché integrale dal citato Régulateur, della quale si riportano alcuni brani più significativi:

    «Disposizione della Loggia di tavola. La sala in cui si fa il banchetto deve esser situata in modo che niente si possa vedere o sentire dal di fuori. La tavola, per quanto possibile, sarà a ferro di cavallo. Il posto del venerabile è al vertice, e quello dei sorveglianti alle estremità. Il fratello oratore si pone in testa alla colonna di meridione 19, ed il fratello segretario alla testa di quella di settentrione; l’oriente è occupato dai fratelli visitatori, o da ufficiali della loggia, qualora non vi siano visitatori. Eccettuati i cinque ufficiali appena menzionati, nessuno ha un posto distinto, tranne nel caso in cui vi fossero visitatori decorati di gradi superiori, e che l’oriente fosse occupato da essi 20. In tal caso gli altri visitatori verrebbero posti in testa alle colonne. Il Pane si chiama Pietra grezza … 21. Allorché ognuno abbia preso posto, sta alla volontà del venerabile di fare il primo brindisi prima di masticare, o di aspettare che si sia masticata la minestra, od in altro momento che egli ritenga opportuno. Quando vuole fare il primo brindisi, batte un colpo di maglietto; immediatamente i fratelli serventi 22 escono dall’interno del ferro di cavallo, e si ritirano all’occidente. (E’ la stessa cosa in tutti i brindisi). Tutti smettono di masticare. Il fratello maestro delle cerimonie, per solito, sta da solo all’interno del ferro di cavallo e di fronte al venerabile 23, per essere meglio in grado di ricevere i suoi ordini e di farli eseguire: talvolta trova posto in un tavolino tra i due sorveglianti …. Ciascun sorvegliante si assicura della qualità massonica di tutti gli individui che stanno sulle due colonne, scorrendo lo sguardo su di essi e riconoscendoli per massoni …. Nel frattempo i fratelli si adornano delle proprie sciarpe; non è necessario indossare il grembiule. Il fratello copritore va a togliere la chiave della porta, che chiude; e da quel momento nessuno più entra od esce …. PRIMO BRINDISI. Il venerabile dice: Fratelli primo e secondo sorvegliante, invitate i fratelli dell’una e dell’altra colonna a prepararsi a caricare e ad allineare per il primo brindisi obbligatorio. I fratelli sorveglianti ripetono l’annuncio. Il venerabile dice: Carichiamo ed allineamo, fratelli miei. (Nota. Soltanto da questo momento si deve metter mano ai barili, altrimenti nei lavori s’insinuerebbe la confusione). Ognuno si versa da bere nel modo che gli aggrada. Se qualcuno, per regime o per preferenza, volesse bere acqua, nulla lo deve costringere a mutar d’abitudine). Man mano che ognuno si è versato da bere, pone il proprio cannone (il bicchiere) un poco a destra della tegola (piatto); in tal modo i cannoni si trovano allineati in un istante. Si allineano anche i barili e le stelle su di una seconda linea. Quando tutto è allineato sulla colonna del settentrione, il secondo sorvegliante ne dà avvertenza al primo, che dice al venerabile: Tutto è allineato sulle due colonne. Il venerabile dice: All’oriente è del pari. In piedi e all’ordine, spada in mano. Ci si alza; la bandiera è sull’avambraccio; i fratelli, decorati di alti gradi, la mettono sulla spalla; si tiene la spada (qualora se ne disponga) o un coltello con la mano sinistra, e si sta all’ordine con la destra. (Se la tavola è a forma di ferro di cavallo, i fratelli che si trovano all’interno restano seduti). Il venerabile dice: Fratelli primo e secondo sorvegliante, vogliate annunciare, sulle vostre colonne, che il primo brindisi obbligatorio è quello per l’Imperatore e per la sua augusta famiglia; aggiungeremo al brindisi auguri per la prosperità dei suoi eserciti. È ad un brindisi così prezioso per noi che vi invito a fare il migliore fuoco possibile. Mi riservo il comando delle armi. … Attenzione, fratelli miei. La mano destra alle armi. In alto le armi. Puntate. Fuoco. Buon fuoco. Il più vivo di tutti i fuochi. Uno, due, tre. Uno, due, tre. Uno, due, tre. In avanti. Uno, due, tre. Poi si applaude con la triplice batteria ed il triplice vivat. …».

Il secondo brindisi è «per il Gran Maestro, per il Rappresentante del Gran Maestro e per tutti gli ufficiali che compongono il G.·. O.·. di Francia»; il terzo, per «il venerabilissimo che dirige i lavori di questa rispettabile loggia»; il quarto, per «il primo ed il secondo sorvegliante»; il quinto, per «i fratelli visitatori»; il sesto, per «i fratelli ufficiali e membri della loggia»; il settimo ed ultimo, per «tutti i massoni sparsi sulla superficie della terra, tanto nella prosperità quanto nell’avversità». All’ultimo brindisi partecipano anche «i fratelli serventi che devono portare con sé le loro bandiere ed i loro cannoni». Si fa una catena d’unione: «tutti si alzano, ognuno dà un lembo della propria bandiera ai propri vicini, a destra ed a sinistra, afferra del pari un lembo delle loro e le tiene con la mano sinistra, il che non gli impedisce di tenere con la stessa mano la spada. I fratelli serventi fanno, con i sorveglianti, la stessa catena, ed il fratello maestro delle cerimonie sta in mezzo a loro».

Dopo il brindisi, il Venerabile «intona il cantico di chiusura, di cui per solito si recitano soltanto le seguenti due strofe, e tutti i presenti fanno coro:

    Fratelli e compagni

    Della massoneria;

    Senza tristezza godiamo

    Dei piaceri della vita.

    Muniti di un rosso orlo,

    Che per tre volte il segnale dei nostri bicchieri

    Sia una prova che, d’accordo,

    Beviamo ai nostri fratelli.

    Uniamoci mano nella mano,

    Teniamoci saldi insieme;

    Ringraziamo il destino

    Per il nodo che ci raccoglie;

    Ed assicuriamoci

    Che non si faccia, su entrambi gli emisferi,

    Brindisi alcuno più illustre

    Di quello ai nostri fratelli» 24.

Un rituale a stampa quasi identico, con traduzione italiana a fronte, venne pubblicato nel 1810 dal Vignozzi 25. Un altro e più succinto rituale di «banchetto» in lingua italiana è riportato nel voluminoso manoscritto databile ai primi del XIX secolo ed opera di un anonimo “N.” 26, che non diversifica in sostanza nemmen esso da quello ora esaminato, anche se palesemente deriva anche da altre fonti 27.

Per lo stesso periodo è possibile rinvenire illuminanti ed incontroversi elementi conoscitivi attraverso l’esame di due estesi testi regolamentari: gli Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia (1806) 28 e gli Statuti Generali della Massoneria Scozzese (1821) 29. Giacché i due testi sono quasi sovrapponibili 30, si farà riferimento prevalente al secondo di essi a motivo della sua ben maggiore diffusione nei quasi due secoli trascorsi dalla pubblicazione.

Gli Statuti Generali della Massoneria Scozzese, fonte di straordinaria importanza tenuto conto della peculiare autorevolezza del testo e della sua ricorrente influenza nei successivi assetti normativi della massoneria in Italia, dedicano all’argomento un’intera sezione, e cioé gli artt. 404-415 (pagg. 115-120 dell’edizione originale del 1821), con il significativo titolo «Delle agapi, o banchetti», a testimonianza dell’equivalenza delle due dizioni anche nel lessico muratorio italiano 31.

In considerazione dell’importanza e dell’autorevolezza del testo conviene dare trascrizione integrale di quasi tutti gli articoli, ed anzitutto dell’art. 404: «In tutte le officine massoniche, simboliche o capitolari, di rito scozzese o francese, si tengono in alcuni giorni dell’anno diverse agapi o banchetti di obbligazione. Nelle prime han luogo tre agapi ne’ giorni 24 del IV°. mese, 27 del X. mese, e nel giorno rispettivamente anniversario della loro fondazione. Nelle altre il numero ed i giorni delle agapi son fissati da’ correlativi rituali (cahiers). Tutti i membri presenti nell’oriente sono obbligati di parteciparvi o assistendovi personalmente, o soddisfacendone la quota stabilita» 32.

Le prescrizioni statutarie testé trascritte meritano alcuni commenti, anche e soprattutto a scopo chiarificatore.

Stabilito che agape o banchetto sono termini sinonimici, viene istituita una distinzione tra logge simboliche e logge capitolari, per le prime intendendosi – nel linguaggio muratorio dell’epoca – quelle dei primi tre gradi o gradi simbolici, indipendentemente dalla loro appartenenza al Rito Scozzese Antico ed Accettato o al Rito Francese, detto anche Moderno o Riformato. Le seconde sono, invece, da identificare con i capitoli dei gradi superiori al terzo o “alti gradi”, anche qui indipendentemente dalla loro appartenenza all’uno o all’altro Rito.

Per le prime (Logge simboliche) le agapi obbligatorie sono tre, e precisamente alle seguenti date:

– 24 giugno (24 del IV mese dell’anno massonico, che ha inizio il 1° marzo), festa di S. Giovanni Battista;

– 27 dicembre (27 del decimo mese dell’anno massonico), festa di S. Giovanni Evangelista;

– nel giorno anniversario della fondazione della singola Loggia.

Per le seconde (Logge Capitolari) l’agape d’obbligo si tiene nel giorno stabilito dai rispettivi rituali o quaderni (cahiers): ora, da fonti anteriori o coeve agli Statuti napoletani, quali il Thuileur del Delaulnaye ed il Tuileur del Vuillaume, si apprende che il Rito Francese prevedeva banchetti per il 4° grado (Eletto Segreto), per il 5° grado (Grande Eletto Scozzese), per il 6° grado (Cavaliere d’Oriente o della Spada) e per il 7° grado (Sovrano Principe Rosa-Croce) 33.

In riferimento al Rito Scozzese Antico ed Accettato, entrambi i Tuileurs citati accennano soltanto alla Cena Mistica del 18° grado, ed unicamente per precisare che essa non va confusa con il banchetto dell’omonimo 7° grado del Rito Francese 34. Per l’esattezza da altra fonte 35 si apprende che anche nel rituale del XIV grado del Rito di Perfezione (Grande Eletto Perfetto e Sublime Maestro), poi divenuto il XIV grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato (con il titolo di Grande Eletto, Eletto Perfetto o Grande Scozzese della Volta Sacra, detto di Giacomo VI, o Sublime Massone), vi era in origine una Cena con il pane ed il vino in occasione del rito di iniziazione 36.

Quanto alla Cena Mistica del 18° grado (Principe Rosa-Croce, altrimenti detto Cavaliere dell’Aquila, o Cavaliere del Pellicano, etc.), in un rituale manoscritto del grado stesso, risalente al 1765 circa e pubblicato dal Naudon 37, è contenuta la descrizione di una cena, prevista per le tornate rituali della Loggia o Capitolo ed in particolare al termine del rituale di iniziazione al grado e comunque da tenersi il giorno del giovedì santo (festa del Capitolo), durante il periodo pasquale 38.

Le prescrizioni sono le seguenti:

«Quando le ultime acclamazioni sono terminate, il Saggissimo si sposta in un luogo dove tutti i fratelli lo seguono a due per volta… egli ordina al più recente iniziato di recarsi a preparare tutto per il festino (non vi è altra loggia di tavola). … I fratelli si recano in un appartamento in mezzo al quale allestiscono una tavola che ricoprono con una tovaglia bianca… Sulla tavola viene collocato un pane bianco su un bacino posto al centro, con tre candele gialle intorno… poi, vengono ad avvertire che tutto è pronto. Allora il Saggissimo e tutti i fratelli si slacciano le scarpe… l’ultimo iniziato dà ad ognuno di loro un bastone bianco e lungo almeno 6 piedi… Tutti i fratelli si trasferiscono poi nella sala del festino e si mettono tutti in piedi intorno alla tavola, tenendo il proprio bastone con la mano destra. Il Saggissimo dice: “Sovrano creatore di tutto, che provvedi ai bisogni di tutti, benedici il nutrimento materiale che stiamo per assumere, affinché serva alla tua gloria ed alla nostra santificazione… così sia”. Il Saggissimo prende il pane, ne stacca un pezzo e dà il pane a colui che sta alla sua destra e così di seguito… allora si prende il bastone con la mano sinistra e si mangia… poi l’ultimo iniziato va a cercare una coppa di vino, la dà al Saggissimo, il quale beve e la passa poi alla sua destra… quando la coppa ha fatto il giro, il Saggissimo getta il resto nel fuoco in forma di olocausto… Il Saggissimo dice: “All’ordine”… Tutti i fratelli si pongono al segno del buon pastore… fanno il segno celeste… il Saggissimo li abbraccia tutti dicendo: “La pace sia con voi”… i fratelli rispondono: “Così sia”. Tutti i fratelli ritornano nel primo appartamento, si separano e mantengono durante la cerimonia il più profondo silenzio. Tutti i fratelli hanno il capo scoperto e non può esserci alcun fratello servente… si può mangiare un agnello arrosto, ma deve essere intero… se ne tagliano preventivamente la testa e le zampe, che si gettano nel fuoco prima di mangiare, in forma di olocausto».

Nessun accenno al suddetto cerimoniale si rinviene, invece, nel rituale di Cavaliere Rosa Croce, Cavaliere dell’Aquila Bianca, Cavaliere del Pellicano o anche Perfetto Massone contenuto nel Documento Francken, ossia nella raccolta dei venticinque gradi del Rito di Perfezione collazionati dal Morin, trasmessi al Francken e, quindi, al gruppo di Charleston fondatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato nel 1801 39.

Quanto ai rituali moderni, quello italiano del 18° grado pubblicato dal Farina 40 contiene un accenno 41 alla Cena del giovedì santo, presentandola come un «obbligo essenziale… degli undici Rosa Croce del VI secolo sic!» e prevedendo, altresì, una “cena d’addio” da consumarsi abitualmente alla chiusura dei lavori del Capitolo. La descrizione della “cena” è pressoché conforme, nel recitativo e negli atti, a quella del manoscritto del XVIII secolo sopra riportata; va osservato, però, che qui è questione soltanto del pane e del vino, ma non già dell’agnello.

Una maggiore adesione alla tradizione del Rito Scozzese Antico ed Accettato si rinviene, invece, nella descrizione dello stesso rituale, come attualmente praticato in Francia, esposta dal Bayard 42.

Vi è in essa una distinzione tra la “cena” a conclusione dei lavori ordinari del Capitolo e l’“agape” del giovedì santo.

La prima ricalca, con maggiore fedeltà rispetto al rituale del Farina, il manoscritto del XVIII secolo, addirittura ampliando alcuni particolari; si tratta, comunque, del pasto a base di pane e di vino. Della seconda conviene dare integrale trascrizione:

«Il giorno della celebrazione della festa dei Cavalieri Rosa-Croce, che ha luogo il Giovedì Santo, ogni Capitolo fa un banchetto che è designato con il nome di Agape. Esso può aver luogo dopo la Cena, con la quale non si deve confonderlo. La sala dell’Agape è decorata in modo vivace, la tinta delle pareti è rossa con accessori bianchi e verdi. Il fondo è occupato dalla Croce e dalla Rosa, sia in rilievo, sia sotto forma di dipinto. La decorazione è completata dai diversi attributi del 18° grado. La tavola ha la forma di una croce latina, il cui capo è ad Oriente. Un grande candelabro a sette braccia occupa il centro della tavola… I bicchieri devono essere a gambo per somigliare ai calici ed esser posti, come le bottiglie e le caraffe, lungo una linea tracciata con due file di nastri rossi. Vi è un solo pane per ogni due coperti, ma è posto su uno dei due e non tra i due. La tavola si chiama altare; la tovaglia, panno; le salviette, sciarpe; i bicchieri, calici; le bottiglie e le caraffe, anfore. Alla seconda portata, vengono portati un agnello arrosto ed un fornello acceso; questa vittima è simbolo dei sacrifici materiali dell’antica legge e dei sacrifici morali della nuova. Le parti impure in nota: la testa e le zampe dell’agnello vengono tolte e gettate nelle fiamme. Invece di fare un brindisi o di “fare fuoco”, è impiegata l’espressione: “Eseguire una libagione”. Devono essere eseguite cinque libagioni:

    1 – alla Francia ed al Popolo Sovrano;

    2 – al Potentissimo Sovrano Gran Commendatore ed al Supremo Consiglio (di Francia);

    3 – al Saggissimo ed agli Ufficiali del Capitolo;

    4 – ai Supremi Consigli Scozzesi confederati ed alle Potenze massoniche regolari, nonché ai Cavalieri visitatori, qualora ve ne siano;

    5 – ai Massoni felici ed infelici sparsi sulla superficie della terra

    La prima, la seconda e la quarta libagione sono comandate dal Saggissimo che presiede.

    La terza libagione è comandata dal Primo Guardiano.

    La quinta libagione dal Cavaliere d’Eloquenza.

Le libagioni possono essere eseguite tra le successive portate dell’Agape. Dopo l’ultima libagione si procede alla cerimonia di estinzione delle luci, poi a quella di rianimazione delle luci… Prima della fine dell’Agape, il Saggissimo fa circolare di nuovo il sacco delle proposizioni ed il tronco della beneficenza. Fa chiudere l’Agape con la batteria e con l’acclamazione».

Ci si è soffermati sull’agape del 18° grado “scozzese” in quanto, come si vedrà, il suo rituale costituisce una fonte primaria alla quale si è attinto in Italia per la redazione dei “rituali alternativi” di banchetto in grado di Apprendista cui si faceva cenno all’inizio. Ma ritornando al banchetto o agape d’obbligo delle Logge simboliche, l’art. 405 degli Statuti napoletani prevede: «Sospesi, o chiusi i lavori del tempio, si passa alla sala delle agapi, ove le mense sono disposte in modo che formino un ferro di cavallo. Nel rito scozzese il ven.·. si colloca all’est nel punto centrale della parte convessa della mensa; i due soprav.·. 43 all’ovest di faccia al ven.·. alla estremità del ferro di cavallo; i visitatori su’ fianchi del ven.·. ciascuno a misura del proprio grado; l’oratore ed il segretario sulla rispettiva colonna, ciascuno appresso a’ visitatori, come nel tempio; il maestro di cerimonie, il maestro di casa ed il copritore seggono ad una mensa separata posta all’ovest, dirimpetto al ven.·. fuori il ferro di cavallo; gli esperti sul centro de’ lati dalla parte concava; il 1° diacono dirimpetto al ven.·. anche dalla parte concava; il 2° sulla diritta del 1° soprav.·. e tutti gli altri FF.·. occuperanno presso a poco la stessa ubicazione come in L.·. così al di fuori come al di dentro del ferro di cavallo» 44.

Ne deriva che, avuto anche riguardo alle ulteriori prescrizioni degli Statuti napoletani, la disposizione dei tavoli e dei posti è quella ricostruita nello schema seguente:

1. Maestro Venerabile

8. Maestro delle Cerimonie

15. Maestro d’Armonia

2. Ex-Venerabile

9. Copritore Interno

16. 1° Diacono

3. 1° Sorvegliante

10. 1° Esperto

17. 2° Diacono

4. 2° Sorvegliante

11. 2° Esperto

18. Maestri

5. Oratore

12. Elemosiniere

19. Compagni

6. Segretario

13. Ospedaliere

20. Apprendisti

7. Tesoriere

14. Maestro di casa

21. Visitatori

L’ordine dei lavori è disciplinato dai successivi artt. 406-409:

    Art. 406: «Se le agapi sono una continuazione de’ lavori sospesi nel tempio, il ven.·. incomincia dall’ordinare che ciascun segga e mastichi a suo piacimento e con decenza. Ma se la L.·. di agapi si apre nella sala medesima ove son le mense, il ven.·. dopo aver fatto mettere la officina al coperto anche da FF.·. serventi, aprirà i lavori nel modo consueto» 45.

Quindi: o l’agape si svolge durante la sospensione di lavori già ritualmente aperti, ed in questo caso non v’è ovviamente bisogno di riaprirli; oppure i lavori di agape non sono stati preceduti da alcun lavoro rituale, ed in questo caso si dovrà procedere alla consueta apertura rituale, che altrettanto ovviamente dovrà esser seguita dalla chiusura rituale al termine dell’agape.

    Art. 407: «In ciascun’agape di obbligazione si faranno i brindisi descritti ne’ rispettivi rituali (cahiers) simbolici o capitolari. Il loro numero può però ridursi con farsene, in termini ben precisati, due o tre in uno solo. All’ultimo brindisi debbono indispensabilmente assistere e partecipare anche i FF.·. serventi, co’ quali si formerà la catena di unione» 46.

    Un solo e brevissimo commento: l’estensore degli Statuti napoletani del 1821, al pari di quello degli Statuti milanesi del 1806, qui come in tutti gli altri articoli (580 in tutto) 47, non entra mai nei dettagli dei rituali, ai quali rinvia direttamente il lettore. Per conseguenza sarà necessario consultare altre fonti (i rituali già esaminati, come pure i Tuileurs del Delaulnaye e del Vuillaume) per appurare il numero e la formulazione augurale dei brindisi d’obbligo.

    Art. 408: «Nelle agapi d’obbligo l’oratore dee recitare un discorso analogo alla ricorrenza. Ciascun brindisi può esser celebrato con cantici di allegrezza, e con l’armonia 48. Anche fra un brindisi e l’altro può offrirsi qualche idonea produzione d’ingegno 49. Giubilo, concordia e sobrietà, son queste le caratteristiche de’ banchetti massonici» 50.

    Art. 409: «È sempre il ven.·. che per mezzo de’ soprav.·. ordina le cariche ed i fuochi in tutti i brindisi di obbligo, tranne in quello ch’è portato a lui stesso dal 1° soprav.·. per mezzo del 2°, sulla colonna del sud, e dell’oratore su quella del nord, o viceversa nel rito francese 51. Se un F.·. vorrà portare un saluto di suo genio, non potrà farlo senza il permesso del ven.·. ed ottenendolo, il ven.·. comanderà la carica, ed egli l’esercizio ed i fuochi».

    Art. 410: «È permesso a più LL.·. stabilite in uno stesso oriente, e professanti lo stesso rito, di riunirsi a comporre una sola L.·. di agapi, scegliendo di comune assenso i dignitarj e l’oratore. Le disposizioni di questo articolo sono comuni a’ capitoli» 52.

    Art. 411: «I brindisi possono essere alternati dalla libera masticazione, ovvero continuati due o tre di seguito, secondo le circostanze. Quando la masticazione è permessa, i serventi non men massoni che profani han libero l’accesso nella sala per provvedere a ciò che occorre alle mense» 53.

    Art. 412: «Volendosi attivare i lavori di obbligo, il ven.·. incarica il suo diacono 54 (o nel rito francese il maestro di cerimonie) di porre la sala al coperto. Indi, avvertito della esecuzione, batte un colpo, ch’è replicato da’ soprav.·., fa verificare se la sala sia al coperto, ordina che si carichi e si allinei per un brindisi di cui si riserba il comando, e dopo l’avviso di essersi ciò fatto sulle due colonne, chiama tutti i FF.·. in piedi e all’ordine. Tutti si alzano, tranne i seduti nella parte concava 55. Gli allievi 56 ed i compagni accavallano il mantile 57 sul braccio sinistro, e tutti gli altri 58 sulla spalla sinistra. Il ven.·. annunzia a chi sia consacrato il brindisi proposto, e lo comanda ne’ modi conosciuti. Quegli, cui è diretto il brindisi, si tiene in piedi e all’ordine, e poi ringrazia co’ fuochi, e con le batterie del grado 59. I maestri di cerimonie rispondono nel modo medesimo pe’ salutati assenti» 60.

    Art. 413: «I soprav.·. e gli esperti sono particolarmente incaricati di mantener l’ordine e la decenza nelle L.·. di agapi. Essi v’impiegheranno una moderata fraterna austerità. I piccoli falli saran corretti sul momento, con pene soffribili 61, dal ven.·. al quale si ubbidirà senza mostrare il minimo risentimento. Un F.·. che mancasse alla società sarebbe severamente punito alla prima assemblea. Le doglianze e le accuse debbon farsi in modo da non ferir la delicatezza di alcuno»

    Art. 414: «Dopo l’ultimo brindisi, il ven.·. fa le dimande di rito 62, e chiude i lavori nel modo consueto».

    Art. 415 «Oltre le agapi di obbligo, è in facoltà di tutte le L.·. e de’ capitoli il tener banchetti sempre che lor piaccia; ma niun F.·. è obbligato di concorrervi, ed i brindisi vi si fanno a volontà, comunque necessariamente massonici».

A completamento delle prescrizioni degli Statuti, conviene prender visione di quanto riportato sull’argomento dal già citato Thuileur del Delaulnaye e dal Tuileur del Vuillaume 63.

Nel primo testo è riportato anzitutto un glossario della nomenclatura propria della Loggia di tavola, o banchetto, per i tre gradi simbolici, che si trascrive debitamente tradotta.

Tavola = officina

sedia = stallo

tovaglia = velo

vivande = materiali

tovagliolo = bandiera

mangiare = masticare

vassoio = coppa

bere = sparare o tirare una cannonata

piatto = tegola

pane = pietra grezza

cucchiaio = cazzuola

vino = polvere forte, rossa o bianca

forchetta = zappa

acqua = polvere debole

coltello = spada

birra = polvere gialla

bottiglia = barile

liquori = polvere fulminante

bicchiere = cannone

sale = sabbia

lumi = stelle

pepe = cemento o sabbia gialla

È poi riportato l’Ordine per bere: «I Cannoni caricati ed allineati, a destra ed avanti al piatto. Bandiera sull’avambraccio sinistro. All’Ordine (di Apprendista) 64. Seguono i Comandi, pressoché identici a quelli dettati dalla Instruction de la Loge de table, e finalmente l’elenco dei brindisi obbligatori: «In ogni Banchetto Massonico, vi sono sette Brindisi obbligatori, e cioé: 1°, quello del Sovrano 65; quello del Gran Maestro dell’Ordine; 3°, quello del Venerabile della Loggia; 4°, quello dei due Sorveglianti; 5°, quello dei fratelli Visitatori; 6°, quello degli Ufficiali e dei Membri della Loggia; 7°, infine quello di tutti i Massoni sparsi sulla terra».

Utili informazioni provengono anche dal secondo testo (il Tuileur del Vuillaume), che confermano quanto già illustrato dal Delaulnaye, aggiungendo però interessanti particolari. Si darà, pertanto, quasi integrale trascrizione del testo 66:

«I banchetti si tengono quasi sempre in grado di apprendista, affinché tutti i massoni possano esservi ammessi.

Deve esservi una sola tavola, disposta a ferro di cavallo; i fratelli si pongono al di fuori, eccettuati il maestro delle cerimonie ed i diaconi, che si pongono all’interno del ferro di cavallo, di fronte al venerabile 67.

Il venerabile occupa il centro della tavola, avendo ai propri lati gli ufficiali, secondo il loro rango in loggia 68. Alle due estremità stanno i fratelli primo e secondo sorvegliante.

La loggia in banchetto assume in particolare il titolo di officina, benché talvolta ci si serva pure di questa espressione per designare tutt’altro tipo di riunione di loggia. Come in loggia, tutto, nell’officina, è guidato e regolato dal venerabile, che fa pervenire gli ordini ai sorveglianti mediante i diaconi; è lui a comandare e ad ordinare i brindisi, eccettuato il suo che viene ordinato, previo permesso tuttavia, dal primo sorvegliante. Il venerabile delega talvolta, in segno di onore, il comando delle armi, nei brindisi, a qualche ufficiale o fratello.

Tutto ciò che viene posto sulla tavola, deve essere ordinato su linee parallele; esistono officine in cui si spinge questo scrupolo fino a collocare cordoni colorati per segnare gli allineamenti. La prima linea, partendo dall’interno, è per i vassoi; la seconda è per le bottiglie; la terza è quella dei bicchieri; ed infine la quarta è quella dei piatti.

Vi sono sette brindisi obbligatori… se ne omette l’elencazione, essendo la stessa già fornita dal Delaulnaye.

Si intercalano, tra il sesto ed il settimo brindisi, tutti quelli che si ritiene opportuno aggiungere, come quello per i nuovi iniziati quando vi sia stata un’iniziazione lo stesso giorno, etc., atteso che il brindisi per tutti i Massoni deve essere “sparato” per ultimo.

I fratelli serventi sono chiamati a partecipare a quest’ultimo e formano la catena d’unione con tutti gli altri fratelli.

I tre primi brindisi, così come l’ultimo, “si sparano” in piedi».

Segue poi la descrizione del modo di “sparare” i brindisi, che si omette, non rilevandosi peraltro differenze rispetto alla descrizione del Delaulnaye.

Val la pena, però, di riportare le successive avvertenze:

«È d’uso mettere l’officina in ricreazione durante l’intervallo tra ogni brindisi, e di lasciare ai FF.·. la libertà di parlare; ma al primo colpo di maglietto tutti devono fare il più assoluto silenzio, mettersi all’ordine di tavola e prestare attenzione a ciò che sta per essere ordinato.

L’ordine di tavola consiste nell’avere la mano destra nel segno di apprendista, e la sinistra posata sul bordo della tavola, le dita riunite e distese, il pollice divaricato e rasente il bordo della tavola per formare la squadra».

È riportata, infine, la nomenclatura propria del banchetto, che risulta del tutto conforme a quella del Delaulnaye dianzi riprodotta69.

È noto che per la ripresa delle attività massoniche in Italia, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte ed il crollo delle compagini statuali instaurate nella penisola durante il periodo napoleonico, eccettuate sporadiche eccezioni di breve durata e di difficile ricostruzione storica, si dovette attendere il 1859-1860, allorché il felice esito della II guerra risorgimentale consentì un caotico rifiorire di Logge che, attraverso un processo alquanto faticoso e complesso, portò alla costituzione di un Grande Oriente d’Italia almeno idealmente erede di quello del 1805, al quale finirono per aderire la totalità o quasi delle Logge nel frattempo costituitesi, almeno fino alla scissione del 1908 da cui si originò la Gran Loggia detta di Piazza del Gesù 70.

È noto, altresì, che, stante la quarantennale sospensione della vita muratoria intercorsa tra la Restaurazione e la II guerra d’indipendenza nazionale, la rinascita della Libera Muratoria in Italia avvenne sotto il segno di una inevitabile improvvisazione e mediante il ricorso, il più delle volte acritico, ai modelli rituali allora praticati in Francia nonché a quella che in qualche modo è possibile chiamare “cultura massonica francese”.

I modelli rituali che effettivamente ebbero corso in Italia furono, infatti, per ordine di importanza numerica delle Logge che vi si conformarono, i seguenti: il Rito Scozzese Antico ed Accettato che, diviso inizialmente tra diversi Supremi Consigli e soltanto durante il periodo lemmiano pervenuto ad unità sotto un solo Supremo Consiglio 71, si ispirò principalmente al “modello” dell’omonimo Rito allora sedente in Francia; il Rito Simbolico, che si limitava alla pratica dei primi tre gradi avvalendosi, almeno inizialmente, di rituali del Rito Francese o Moderno, ossia conformandosi in parte al “modello” rituale del Grande Oriente di Francia.

Sotto un profilo più generale, poi, nei limiti consentiti dalla specificità italiana e dalla peculiare collocazione della Libera Muratoria italiana nella temperie allora vissuta dal Paese, si guardò molto alla vita massonica francese come “esperienza esemplare” sotto i profili rituale e culturale. Nei ricordati limiti della specificità italiana, trovarono molto spazio le tematiche che allora preoccupavano ed agitavano i Liberi Muratori francesi: dall’anticlericalismo, in Italia molto sentito sia per le vicende relative alla “questione romana” sia in relazione all’accentuazione della lotta alla Massoneria da parte della Chiesa romana nell’ultimo periodo del pontificato di Pio IX e soprattutto durante il pontificato di Leone XIII (è l’epoca del taxilismo e dell’Humanum Genus), all’ateismo che, partendo dalle premesse del “libero pensiero” conflittuali con la tradizionale invocazione al Grande Architetto Dell’Universo, si spingeva fino alla soppressione di ogni riferimento alla sacralità nei rituali dei tre gradi simbolici e financo in quelli del Rito Scozzese Antico ed Accettato 72.

I Massoni italiani vogliosi di approfondire la propria conoscenza rituale – ed è da ritenere che si trattasse di una sparuta minoranza, tenuto conto della generale propensione per le battaglie politiche e sociali attestata dai documenti dell’epoca – trovavano da abbeverarsi alla dottrina dell’auteur sacré allora in auge nella Massoneria francese, il celebre Jean-Marie Ragon (Cours philosophique et interprétatif des initiations anciennes et modernes, 1841; Orthodoxie maçonnique, 1853; Rituel de l’Apprenti Maçon, 1859 73; Rituel du Grade de Compagnon, 1860; Rituel du Grade de Maître, 1860; Rituel d’une pompe funèbre, 1860; Rituel d’adoption de jeunes louvetons, improprement appelé baptême maçonnique, 1860; Rituel de reconnaissances conjugales, improprement nommées mariages maçonniques, 1860; Tuileur général de la Franc-Maçonnerie, 1860 74, etc.).

Ed avvenne del tutto naturaliter che alle elucubrazioni del Ragon in materia di banchetto massonico, intercalate al puro e semplice plagio del Tuileur del Vuillaume, ebbe a rifarsi il Bacci, pressoché unico autore – ufficioso se non ufficiale – del Grande Oriente d’Italia nel cinquantennio 1870-1920, il quale nell’esposizione del banchetto massonico all’interno dello zibaldonico Libro del Massone italiano 75, esplicitamente si richiama al Cours philosophique ed alle notazioni ivi profuse 76. Di qui “dotte” divagazioni sui pasti sacri nelle iniziazioni e nelle civiltà antiche, con largo occhieggiamento a quella pretesa egizia 77, rivisitate come allegorie della “filosofia naturale” e dei movimenti astronomici: per conseguenza le date dei banchetti non sono quelle dei due San Giovanni, ma quelle dei solstizi d’estate e d’inverno; i brindisi dovrebbero esser dedicati alle divinità preposte ai sette giorni della settimana e non già alle figure tradizionali, etc. 78

Sulla falsariga del Ragon, con o senza l’intermediazione del Bacci, si colloca un quarantennio più tardi l’esposizione del Farina 79, ove è dato leggere frasi di pura matrice ragoniana, come le seguenti: «Nelle antiche iniziazioni Massoniche i pasti avevano un carattere mistico, perché completavano le feste religiose istituite in onore dei sette pianeti, componenti essi soli tutto il sistema planetario allora conosciuto. Lo scopo apparente di tali festini era di onorare le sette divinità planetarie date all’adorazione del volgo; ma lo scopo reale, svelato ai soli iniziati, era di adorare il Dio unico, regolatore supremo dei diversi corpi celesti come dei destini dell’uomo… La disposizione della L.·. di agape ci offre l’immagine del cielo e delle principali fasi solari. Così il Ven.·., rappresentando il sole, occupa nel banchetto solstiziale d’estate il punto più alto e nel banchetto solstiziale d’inverno il punto più basso. I Sorveglianti, posti sulla linea equatoriale, segnano i due punti equinoziali che sorvegliano, per così dire, l’anno che finisce e quello che incomincia e gli altri Ufficiali sono ripartiti su dei punti corrispondenti ai segni dello zodiaco…».

Giova ricordare che i rituali del Farina, dopo il ventennio seguito allo scioglimento coatto della Libera Muratoria in Italia ad opera del regime fascista (1925) ed alla ripresa delle attività massoniche tra il 1943 ed il 1945, assai più caotica ed improvvisata di quella del 1859, costituirono la principale fonte documentaria per i massoni italiani, compresi quelli del Grande Oriente d’Italia, i cui rituali a stampa per i tre gradi simbolici, anche dopo l’adozione (1969) del rituale unico auspicato fin dal 1896, non sono mai stati completati da quelli cosiddetti accessori (per il banchetto, per l’installazione del Maestro Venerabile neo-eletto, per la fondazione di Logge, per l’inaugurazione di templi, come pure per altre evenienze di minor momento tra cui le onoranze funebri, l’adozione dei figli di massoni, il riconoscimento coniugale, etc.).

E tuttavia, per quanto concerne in particolare il Grande Oriente d’Italia, appare molto realistico accordare credito al quadro tracciato in un Vade-mecum del L.·. M.·. apprendista per cura del Saggissimo della Valle del Tevere del 1923 e pervenuto alla IV ed. nel 1948 80, secondo cui «in antico erano obbligatorie tre agapi annuali…», nelle quali «il Venerabile sedeva al centro della Loggia, generalmente a ferro di cavallo…» ed «erano obbligatori sette brindisi…». Sembra, quindi, del tutto legittimo dedurne, con riguardo al tempo verbale impiegato, che nel 1923 in Italia si fosse ormai perduta la tradizione, all’epoca bicentenaria, del banchetto rituale.

Il disinteresse, o forse l’irresolutezza, del Grande Oriente d’Italia per l’elaborazione e per l’adozione di rituali ufficiali finalizzati alle suddette evenienze ha fatto sì che in materia fosse lasciato campo aperto ad ogni sorta di iniziative, vuoi ad ispirazione “tradizionale” – informate cioè al rispetto più o meno fedele di precedenti muratori italiani o stranieri 81 – vuoi a carattere per così dire “sperimentale”, ovverosia liberamente lasciati all’estro ed alle propensioni dei singoli o di Logge. Proprio su questo genus di rituali han fatto perno le pretestuose accuse della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, cui si faceva cenno all’inizio.

In tempi più recenti ha in effetti incontrato discreta fortuna un genus di rituale per agape che, su un impianto più o meno corretto per quanto concerne l’apertura e la chiusura dei lavori, la disposizione della tavola e dei partecipanti, il numero e la dedica dei brindisi, ha però in cospicua misura innovato per l’aggiunta di elementi simbolici totalmente estranei alla tradizione rituale dei primi tre gradi praticati nell’ambito del Grande Oriente d’Italia e, relativamente ad elementi aggiuntivi ma non secondari, estranei anche ai diversi sistemi “ad Alti Gradi” conosciuti e praticati in Italia.

Un primo punto di alterazione, rispetto alla tradizione, è costituito dalla frequente collocazione del 2° Sorvegliante a metà circa della parte di tavola corrispondente alla colonna del meridione. Siffatta ubicazione, benché coincidente con quella attribuita al 2° Sorvegliante nel Tempio 82, contrasta immotivatamente con la tradizione muratoria di qualunque Rito in materia di “Loggia di tavola”, inclusa quella «scozzese» comprovata dagli Statuti Generali napoletani del 1821 e dagli stessi Tuileurs del Delaulnaye e del Vuillaume 83.

Un secondo e più importante punto di alterazione, anch’esso immotivato, consiste nello scostamento dalla sequenza tradizionale dei brindisi, di frequente variata per omissione di alcuno di essi ovvero per introduzione di dediche diverse da quelle tradizionalmente seguite.

La maggiore alterazione delle forme e dei contenuti tradizionali, però, concerne l’introduzione di un simbolismo a preteso sfondo ermetico-alchemico poggiante soprattutto sulla dottrina degli elementi (terra – acqua – aria – fuoco) in connessione con la natura degli alimenti (cibi e bevande) consumati nel corso dell’agape. Agli alimenti, infatti, si vuole attribuire in questa ottica una natura rigidamente analogica ai quattro elementi, ed a questo scopo si è diffusa l’usanza di circoscrivere gli alimenti stessi ad una ristretta elencazione (pane azzimo, olive, frutta secca, etc.) in qualche modo rispondente al sistema simbolico siffattamente prescelto, nonché all’uovo in relazione ai noti sviluppi simbolico-analogici. Particolare pressoché ubiquitario in questo canovaccio rituale alternativo, non uniforme perché spesso variabile da Loggia a Loggia, è la somministrazione del pane e del vino, come pure dell’agnello arrosto.

Sulla base dell’esposizione fin qui condotta, è facile riconoscere, quale comun denominatore delle illustrate “innovazioni”, la sostanziale trasposizione al primo dei gradi simbolici, ossia al grado di Apprendista nel quale l’agape rituale si svolge, di entrambe le “cene mistiche” (quella ordinaria con il pane ed il vino, e l’altra del giovedì santo con l’agnello arrosto) del 18° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, con le ulteriori aggiunte ispirate alla simbolica degli elementi ed alla trasmutazione del cibo “materiale” in cibo “spirituale” che trovano esplicazione anche verbale in questa sorta di rituali “alternativi”.

Sedimentazione di siffatte “innovazioni” (o spunto per esse?) è possibile rinvenire persino in una pubblicazione ciclostilata a carattere semiufficiale 84, ove, assente ogni riferimento alle figure dei due S. Giovanni ma per contro con valorizzazione dei due equinozi oltre che dei due solstizi (siamo ben al di là del Ragon!), premesso che i «i Fratelli consumano i cibi e le bevande rituali nel più assoluto silenzio mentre il Fr. Lettore ? e il Fr. Organista ? 85 provvedono a fornire gli opportuni supporti auditivi che nutrano, contemporaneamente al fisico, il piano animico e quello spirituale», viene affermato che «per i cibi e le bevande è la Tradizione ebraica, i cui apporti sono stati cospicui fin dalla nascita storica della nostra Istituzione nel 1717, a fornircene l’elenco affine a quello utilizzato nella “Pesach”, la Pasqua, che segna per Israele (lo spirito) la fine della cattività in Egitto (la materia)» 86. E di qui un’elencazione di alimenti con i relativi significati simbolici: il pane azzimo («il seme di grano… è legato all’Iniziazione solare»), il sale («il sale marino è un cristallo di forma perfettamente cubica»), l’uovo sodo («ci richiama gli elementi Terra, Aria, Acqua e Fuoco»), le olive («i frutti… che forniscono l’olio che alimenta il “fuoco perenne” dei santuari»), l’agnello («legato all’Ariete … che è il primo dei segni zodiacali»), le verdure («analogicamente legate al lavoro di “Purgazione” e “Purificazione” indispensabili prima dell’operatività» 87), la frutta fresca e secca («per simboleggiare la delizia del lavoro compiuto»), il vino («rosso, come il sangue», «con il suo simbolismo legato alla “vigna” da coltivare»), l’acqua («che, al pari della cazzuola del M. Ven. ? 88, serve ad amalgamare il tutto»). Si versa, con tutta evidenza, nel puro solco ragoniano del raffazzonamento di ogni e qualsivoglia simbolismo.

Varie obiezioni si possono muovere alle nuove costumanze sopra esemplificate ed a quelle similari.

In primo luogo appare molto dubbio che nella pratica della tradizione ermetico-alchemica, essenzialmente individuale ed aliena da momenti associativi o comunque collettivi, abbiano mai trovato spazio cerimonie o atti rituali come quelli propri di una Loggia muratoria, dovendosi rilevare peraltro che nella pur vastissima ed eterogenea letteratura ermetico-alchemica non sussiste alcun riferimento a pratiche analoghe.

In secondo luogo va debitamente rilevata la sostanziale estraneità dei simbolismi così chiamati in causa a quello muratorio, la cui simbolica è nella sostanza ancorata alla tematica della costruzione ed ai suoi addentellati biblici, incentrati sulla edificazione del Tempio e sulla cornice salomonico-hiramitica, peraltro introdotta nel terzo grado ma più ampiamente ripresa e sviluppata nella Massoneria degli “Alti Gradi”, segnatamente – ma non soltanto – in quella del Rito Scozzese Antico ed Accettato. È vero, altresì, che nella simbolica del Gabinetto di Riflessione, e cioè con riferimento al primo grado muratorio, vi è una notevole illustrazione di simboli ermetico-alchemici, ma è altrettanto vero che codesta illustrazione, limitata ad una piccola area della Massoneria universale 89, non trova ulteriori sviluppi nell’ambito dei gradi di Apprendista, di Compagno d’Arte e di Maestro. L’introduzione dei cennati ulteriori elementi nell’agape di primo grado costituisce, quindi, una notevole ed impressionante commistione.

In terzo luogo, se da un lato va avvertita una indebita forzatura nell’introduzione di elementi, in gran parte propri del 18° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, in un atto rituale che si svolge nel primo dei gradi simbolici, dall’altro non si può fare a meno di constatare che alla stessa forzatura soggiace, in negativo, lo stesso 18° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, la cui simbolica, che assume significato e senso ben definiti nella cornice anch’essa ben definita ed elitaria del grado stesso, viene ad essere inopportunamente ed immotivatamente svilita a seguito del trasferimento in un ambito retto da coordinate simboliche e rituali diverse, talché, riconsiderando la situazione nell’ottica propria del Rito Scozzese Antico ed Accettato, non sembra fuori luogo evocare in termini espliciti la nozione di profanazione.

In quarto luogo, risulta evidente che il fatto stesso del travaso di elementi rituali da un “Alto Grado” al primo dei gradi simbolici costituisce di per sé una patente violazione al principio di netta separazione tra Ordine massonico e sistemi rituali “ad Alti Gradi” che, accettato e fatto proprio dal Grande Oriente d’Italia molto tardivamente (1922) 90 e riaffermato nel periodo post-fascista, ha stentato con tutta evidenza ad esser recepito da taluno. Eppure si tratta di un principio strettamente connesso con quello di “regolarità”, che esige l’autonomia assoluta dei tre gradi simbolici, governati dalle Grandi Logge, rispetto a qualunque sistema ad “alti gradi”: autonomia non soltanto formale, ma anche sostanziale, non potendo in ogni caso sussister dubbi sul fatto che la materia dei rituali, nucleo essenziale della tradizione muratoria, è al tempo stesso pertinente alla forma ed alla sostanza della Libera Muratoria, talché contaminationes che vedano elementi rituali propri di uno dei tre gradi simbolici essere accantonati od alterati da altri, provenienti da un qualunque sistema “ad alti gradi”, violano in modo palese il principio in discussione.

Ma, prima ancora che agli espressi rilievi, va accordata una prevalente ed assorbente pregnanza ad un’altra osservazione, che attiene alla esigenza, fondamentale e non suscettibile di mediazioni o di deroghe in un ordine iniziatico tradizionale quale la Libera Muratoria intende essere o tornare ad essere, di conservare o di ripristinare le forme ed i contenuti tradizionali, preservandoli in modo intransigente da qualsivoglia “innovazione”, per quanto “bene” ispirata o intenzionata, che invariabilmente costituisce una sovrapposizione di forme e di contenuti “altri”, iniziatici o para-iniziatici, comunque eterogenei rispetto alla via iniziatica muratoria e destinati a stravolgerne e/o a snaturarne la fisionomia peculiare in un divenire eclettico e mutevole, nel quale magari la Libera Muratoria potrebbe assumere le sembianze di un caleidoscopio di molteplici vie iniziatiche, ma di nessuna in particolare e, perciò, nemmeno di quella autenticamente ed originalmente muratoria.

Il meccanismo che emerge in questo tipo di operazioni, volte a mutare ed a reinterpretare i rituali muratori, è pur sempre quello della “sostituzione” di materiali e di contenuti tradizionali con altri, prelevati da diversa tradizione o peggio presi in prestito più o meno alla rinfusa da disparati “esoterismi” o forme cultuali, portando all’inevitabile risultato di una Libera Muratoria alterata, contraffatta, in ultima analisi trasformata in altro da sé: una Massoneria così manipolata finisce per essere una “via sostituita”.

Una prima obiezione a siffatte operazioni “sostitutive” va colta nell’ovvia considerazione secondo la quale qui non si tratta di conformare la consumazione di un pasto collettivo ad un qualunque paradigma formale, purché rispondente a connotati iniziatici e costruito su elementi significanti a contenuto simbolico.

Il conferimento di contenuti simbolici a sfondo sacrale e talvolta schiettamente iniziatico, infatti, è fenomeno pressoché generalizzato in tutte le epoche ed in tutte le civiltà, nelle quali il “pasto sacro” trova frequentissima anche se estremamente varia collocazione. Per limitarsi all’area mediterranea, si dispone di molteplici e persuasive testimonianze circa l’esistenza di momenti ritualizzati e sacralizzati di pasti collettivi in contesti a carattere iniziatico, quali quelli orfico, pitagorico e mithraico; a livello delle stesse grandi religioni monoteistiche – la giudaica e la cristiana – che hanno maggiormente ispirato l’attuale civiltà occidentale, non mancano esempi di rilievo, come i banchetti pasquali e, sotto alcuni profili, la stessa celebrazione della messa, provveduti di elevatissima ispirazione simbolica ed indubbiamente coessenziali ad una rigorosa visione del sacro.

Il problema della ritualizzazione del pasto in comune tra i Liberi Muratori non può, quindi, essere analizzato al di fuori di una precisa ricostruzione delle coordinate storiche, simboliche e finalistiche proprie del fenomeno in discussione, quali si sono andate precisando in una società iniziatica legata, dapprima in forma cosiddetta operativa ed in seguito meramente “speculativa”, alle caratteristiche di un preciso mestiere, quello dello scalpellino o tagliapietre ovvero, più estensivamente, all’arte della costruzione.

Orbene, un’abbondantissima documentazione, che risale almeno al XVII secolo per quanto concerne l’Inghilterra e la Scozia, e via via più ricca a partire dal XVIII secolo fino all’epoca attuale, alla quale si è fatto sopra un molto riduttivo riferimento, dimostra l’antichità della consuetudine di praticare il pasto collettivo quale momento abituale di ogni riunione o tornata di Loggia, il più delle volte a conclusione dei lavori rituali ma non di rado, almeno nel XVIII secolo, durante i lavori medesimi.

L’unico aspetto rituale o, per così dire, codificato non riguardava e non ha mai riguardato gli alimenti solidi del pasto, bensì il numero, la dedica e la forma dei brindisi. Si è visto, peraltro, che il numero dei brindisi cosiddetti obbligatori fin dalla fine del XVIII secolo nella Massoneria inglese ed in quella francese si è cristallizzato in sette e che le dediche si sono anch’esse definite sia nella individuazione dei destinatari sia nel loro ordine (al Capo dello Stato, al Gran Maestro, al Venerabile, ai Sorveglianti, ai membri della Loggia, ai Visitatori, a tutti i Liberi Muratori). Circa la forma del brindisi, almeno dal XVIII secolo si è generalmente instaurata una pittoresca ma in verità abbastanza semplice procedura che, facendo uso di una nomenclatura in parte muratoria ed in parte castrense, abbina l’elevazione dei calici all’idea della materializzazione del fuoco-luce, del calore, sullo sfondo dell’insistita reiterazione del numero tre.

È verosimile che il gergo castrense costituisca una sovrapposizione intesa a conferire un carattere cavalleresco all’organizzazione libero-muratoria, coerentemente con il movimento che, preso avvio con il ben noto Discours del Ramsay, avrebbe portato alla fioritura degli innumerevoli riti “ad alti gradi” nel corso della seconda metà del XVIII secolo. Nondimeno esso appare suggestivamente allusivo all’idea del “tuono” e del suo simbolismo, connesso in modo diretto alla figura di San Giovanni Evangelista 91, come pure al simbolo della “folgore” nel quadro dell’esperienza iniziatica.

Sotto il profilo simbolico, si può ancora far rilevare che la disposizione della Loggia di Tavola, quale risulta da tutte le fonti esaminate, riproduce approssimativamente una semicirconferenza prolungata alle due estremità da rette parallele 92, da ricollegare al fatto che i due Solstizi dividono il ciclo dell’anno in due parti eguali, mentre la Loggia dei lavori muratori ha la forma di un quadrato doppio: la prima (Loggia di Tavola) sarebbe una rappresentazione del Paradiso Terrestre e la seconda (Loggia di Lavoro) costituirebbe un’anticipazione della Gerusalemme Celeste 93.

Questo pasto è pervaso, nella massima spontaneità e schiettezza, dei sentimenti di amicizia e di solidarietà che, attraverso ben noti collegamenti simbolici e semantici, evocano i concetti di Amore e di Fraternità, mattoni elementari ed essenziali dell’edificio iniziatico dell’Ordine, cardini e fili conduttori, intrecciati in una significativa catena, della sua stessa esistenza. Lo stesso nome di Agape (dall’identica parola greca, che vuol dire amore), in italiano sta a significare convito fraterno, convito intimo tra amici, affetto od amore. Voler complicare questi significati, mediante aggiunte o modifiche per quanto suggestive e “profonde”, comporterebbe il rischio di snaturarli e di far perdere loro l’immediatezza e la genuinità della originaria espressione 94.

Ed ancora, il pasto in comune è un completamento dei lavori rituali propriamente detti, che son quelli fissati e scanditi dal rituale del primo grado muratorio. In nessun caso esso può divenire un “lavoro” a se stante, svincolato dalla subordinazione logica, cronologica e simbolica ai lavori rituali in grado di Apprendista.

La tradizione muratoria, in definitiva e se è concesso l’impiego di un pizzico di ironia, non è una nozione completamente elastica ed opinabile, e cioé suscettibile di interpretazioni infinite e pretesto od occasione per infinite invenzioni, giacché è attestata da documenti scritti autorevoli e molteplici, ai quali occorre fare ricorso quando se ne ignorino, per difetto di tradizione orale, le caratteristiche e la fisionomia. Quel che desta notevoli perplessità, a meno di non perseguire lo scopo (o di consentire passivamente a che tale scopo venga conseguito) di trasformare la Libera Muratoria in “altro” ed in “diverso”, è la continua improvvisazione o reinvenzione 95 dell’Ordine massonico secondo i gusti e le predilezioni individuali, per quanto elevatissimi questi siano e magari corrispondenti al nec plus ultra della scienza esoterica.

NOTE

e li getta nel fuoco come vittime ed offerte. Possono esserci un solo coltello ed una sola coppa; non sono ammesse bottiglie».1 Ligou D. (sous la direction de), Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie, P.U.F., Paris, 1991.

2 Mellor A., Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie et des Francs-Maçons, Belfond, Paris, 1989.

3 Jones B. E., Guida e compendio per i Liberi Muratori, Atanòr, Roma, 1987, pag. 489.

4 Anderson J., The Constitutions of the Free-Masons containing the History, Regulations, & c. of that most Ancient and Right Worshipful Fraternity For the Use of the Lodges, London, 1723 (trad. it.: Le Costituzioni dei Liberi Muratori – 1723, Bastogi, Foggia, 1991, pag. 92).

5 Lessing G. E., Ernst und Falk. (tr. it.: Colloqui per Massoni, Sapere, Milano, 1975, pagg. 137-138).

6 Ramsey A.-M., Discours, in La Tierce, Histoire, obligations et statuts de la très vénérable confraternité des Francs-Maçons, chez François Warrentrap, Francfort-sur-le Mein, 1742, pagg. 127-142 («Nos festins ne sont pas ce que le monde profane et l’ignorant Vulgaire s’imaginent… Nos repas ressemblent à ces virtuex soupers d’Horace, où l’on s’entretenait de tout ce qui pouvait éclairer l’esprit, régler le coeur, et inspirer le goût du vrai, du bon et du beau… Oui, Messieurs, les fameuses fêtes de Cérès à Eleusis, d’Isis en Egypte, de Minerve à Athènes, d’Uranie chez les Phéniciens, et de Diane en Scithie avaient du rapport aux nôtres… Elles finissaient par des repas et des libations et on n’y connaissait ni l’intemperance, ni les excès où les Payens tombèrent peu à peu». Si vedano anche, sul punto, le acute notazioni di Marcy H.-F., L’origine de la Franc-Maçonnerie et l’histoire du Grand Orient de France, Edimaf, Paris, 1986, pagg. 144-145.

7 Angiolieri Alticozzi V., Relazione della Compagnia de’ Liberi Muratori, Napoli, 1746 (ried. Bastogi, Foggia, 1992); all’esame comparativo questo testo appare in alcuni punti una parafrasi di analoga pubblicazione francese del 1745, Le Sceau rompu ou la Loge ouverte aux profanes par un Franc-Maçon.

8 L’Angiolieri Alticozzi prosegue: «Il fiasco dunque da loro si chiama Barile; il vino Polvere rossa; l’acqua Polvere bianca. Non usano bicchieri, ma tazze, e le chiamano Cannoni. Quando si beve in cirimonia Muratoriana si dice: Date della polvere. Allora ognuno si rizza, e il Venerabile dice: Caricate; e allora ciascuno mette del vino nella sua giara. Dipoi si dice: Portate le mani alle vostre armi… in atto di operare… fuoco, gran fuoco. Questi sono i tre tempi, che bisogna osservare nel bevere; nel primo si porta la mano alla sua tazza, nel secondo si mette dinanzi a sé, come in atto di presentare l’armi, e nell’ultimo ciascheduno beve. Nel bevere tengono gli occhi diretti al Venerabile a fine di fare tutti insieme il medesimo esercizio. Nel levarsi dalla bocca la tazza, si mette un poco dinanzi a sé, si porta dipoi alla mammella sinistra, e poi alla destra, e questo si fa tre volte. Quindi si rimette la tazza sulla tavola in tre tempi, si batte nelle mani tre volte, e ciascheduno grida parimenti tre volte: Vivat.». Segue la descrizione del caricamento, dei brindisi, etc.

9 Tschoudy Th.-H., L’Étoile flamboyante, ou la société des Francs-Maçons considerée sous tous les aspects, voll. 2, à l’Orient chez le silence 1766.

10 Ibidem, vol. I, pagg. 115-118.

11 Ibidem, vol. II (Discours pour une loge de table, prononcé par le F. T., à la Saint Jean d’hiver 1764), pagg. 134-144.

12 Code Maçonique des Loges Réunies et rectifiées de France, tel qu’il a été approuvé par les Députés des Directoires de France au Convent National de Lyon en 5778, 5779 (ried. anast. con trad. it. a fronte Bastogi, Livorno, 1975).

13 Chevallier P., Histoire de la Franc-Maçonnerie française, Fayard, Paris, 1974, vol. I, pag. 247; Ursin J., Création et histoire du Rite Écossais Rectifié, Dervy, Paris, 1993, pagg. 108-112. Più in dettaglio cfr. Le Forestier R., La Franc-Maçonnerie templière et occultiste aux XVIIIe et XIXe siècles, La Table d’Émeraude, Paris, 1987, vol. I, pagg. 476-497.

14 Recueil précieux de la maçonnerie adonhiramite, contenant les Cathéchismes des quatre premiers Grades, l’Ouverture & Clôture des différentes Loges, l’Instruction de la Table, les Santés générales & particulieres, ainsi que les devoirs des premiers Officiers en Charge; … dédié aux maçons instruits par un Chevalier de tous les Ordres Maçonniques. A Philadelphie, chez Philarethe, rue de l’Equerre, à l’A-plomb, 1786 (le Istruzioni in questione sono alle pagg. 27-49).

15 Il Grand Orient de France venne costituito tra il 1771 ed il 1773 sotto la Gran Maestranza nominale del duca di Chartres (il futuro Philippe-Égalité) ma sotto la direzione effettiva del duca di Montmorency-Luxembourg, il quale dette mano ad un’opera di completa riorganizzazione della massoneria francese, caratterizzata tra l’altro dalla adozione di rituali uniformi per i primi tre gradi cosiddetti simbolici e per ulteriori quattro gradi, selezionati tra i numerosissimi fioriti in modo caotico ed incontrollato a partire dal 1730-1740, costituenti un sistema organico denominato Rito Francese o Moderno (in Italia noto anche come Riformato). Dopo la quasi completa cessazione delle attività massoniche nel periodo più torbido della rivoluzione (1793-1795), il Grand Orient de France fu risvegliato a partire dal 1796 per iniziativa di Roëttiers de Montaleau, il quale assunse il titolo di Gran Venerabile.

16 Il primo brindisi, dedicato al capo dello Stato, durante l’ancien régime era indirizzato al re; nel 1801, durante il Consolato (1800-1804), fu indirizzato «alla Repubblica francese ed al suo Governo»; sotto l’Impero, si levarono i calici «in onore di Sua Maestà Imperiale e della sua augusta famiglia» (Collaveri F., Napoléon, empereur Franc-Maçon, Payot, Paris, 1986; tr. it. a cura di A. A. Mola, Napoleone imperatore e massone, Nardini, Firenze, 1986, pag.128).

17 Grande Oriente d’Italia-Collegio dei MM.·. VV.·. della Lombardia, Atti del Primo Convegno nazionale di studio sui rituali massonici – Istruzioni per i primi tre gradi della Massoneria italiana – 1808 (Milano, 5-8 dicembre 1986).

18 Cfr. gli Atti del Primo Convegno nazionale di studio sui rituali massonici, cit., pagg. 11-13.

19 Disposizione di Loggia tipica della Massoneria francese e presente tuttora sia nel Rito Francese sia nel Rito Scozzese ed Accettato di Francia; essa comporta, ovviamente, che il Segretario sieda alla testa della Colonna di Settentrione.

20 I “gradi superiori” ai quali si allude nel testo sono quelli dei Riti ad “alti gradi” (Rito Francese, Rito Scozzese Antico ed Accettato, Rito Scozzese Filosofico, Rito Scozzese Rettificato, per citare quelli allora più diffusi), rispetto ai quali nella Massoneria francese dei primi tre gradi si poneva una distinzione abbastanza fluida, ad essi riconoscendosi in generale il diritto a particolari prerogative e ad “onori”.

21 Si omette qui di trascrivere l’elencazione dello speciale lessico della Loggia di tavola, in quanto identica a quella riportata nei Tuileurs coevi che verranno presi in esame più avanti.

22 I fratelli serventi sono oggi praticamente scomparsi. Secondo gli Statuti Generali della Massoneria Scozzese (Napoli, 1821), art. 236, «i serventi si scelgon principalmente nella classe degli artigiani, ma deggion saper leggere e scrivere, ed esser di tali costumi e di tal prudenza che non abbiasi a temerne alcuna indiscrezione». Erano esonerati da qualunque capitazione o contribuzione, e soltanto il principale tra loro doveva essere «necessariamente ammesso a’ misteri massonici», mentre gli altri «vengon semplicemente instruiti de’ segni del 1° grado scozzese, ed anche della parola di passo del grado medesimo nel rito riformato, e di quanto concerne la preparazione delle diverse camere, ed il servigio, cui sono addetti, sotto giuramento di fedeltà e di silenzio» (art. 237); «aperti i lavori della L.·. i serventi non possono dipartirsi dalla via smarrita, né entrare in tempio se non chiamati». Secondo l’art. 243, «in mancanza di serventi, i più giovani massoni dovranno alternarne tra essi le funzioni».

23 Anche qui la disposizione è quella propria, all’epoca, del Rito Francese, che non prevedeva tra gli Ufficiali di Loggia la presenza dei Diaconi; come si vedrà, attraverso le disposizioni degli Statuti Generali della Massoneria Scozzese (Napoli, 1821), secondo il Rito Scozzese Antico ed Accettato è il 1° Diacono a sedere di fronte al Venerabile.

24 È il testo della famosa Chanson des Apprentifs, traduzione (1735) di Thomas Lance dell’Enter’d Prentice’s Song di Matthews Birkhead, pubblicato in appendice alle Constitutions of the Free-Masons dell’Anderson (cfr. Basso A., L’invenzione della gioia. Musica e Massoneria nell’età dei Lumi, Garzanti, Milano, 1994, pagg. 40-43 e 97). Nella stessa vena poetica, ispirata all’atmosfera del banchetto massonico o da questo occasionata, si collocano gran parte delle composizioni del calabrese Antonio Jerocades raccolte nella Lira Focense (per esempio il brindisi: «La mano all’armi mistiche./È questo il mio cannon»), pubblicata la prima volta nel 1783 ma ristampata a Milano – dal 1805 sede del Grande Oriente d’Italia – nel 1809.

25 Vignozzi A., Vocabolario dei Liberi Muratori italiano e francese corredato dei loro Regolamenti basati sulle Costituzioni Generali e del catechismo massonico addetto ai primi gradi…, Dalla Tipografia Vignozzi, Livorno, 1810 (rist. anast. Forni, 1987); il rituale, sotto il titolo Loge de table – Loggia da tavola, è alle pagg. 36-60. Il testo francese risulta tratto da Bazot E. F., Vocabulaire des Francs Maçons, suivi des règlements basés sur les constitutions générales de l’Ordre de la Franche maçonnerie…, Caillot, Paris, 18103.

26 Integralmente riprodotto a stampa con il titolo di Rituali e società segrete, Convivio/Nardini, Firenze, 1991 (il rituale in questione è alle pagg. 82-83); l’editore non fornisce alcun elemento identificativo sulla persona dell’autore. Il volume è elencato nella Bibliografia della Massoneria in Italia del Simoni (Bastogi, Foggia, 1992, vol. I, pag. 249, con il n. 2795), ma anche qui senza alcuna indicazione circa l’identità dell’autore, che è tuttavia da individuare nel Giuseppe Valtancoli di cui in Ciuffoletti Z., Per la storia della Massoneria in Toscana (in Le origini della Massoneria in Toscana. 1730-1890, a cura di Z. Ciuffoletti, Bastogi, Foggia, 1989, pagg. 33-34 e 42 in nota) ed in Id., Introduzione a Cristelli F., Storia della loggia massonica “Napoleone” di Firenze, attraverso i suoi verbali (1807-1814), Centro Editoriale Toscano, Firenze, 1992, pagg. 12-13.

27 Val la pena di segnalare che lo scritto intitolato Sviluppo della Dottrina Massonica o Sistema della generazione universale degli esseri, alle pagg. 249-256 dell’ed. a stampa citata, costituisce la mera traduzione di identico scritto, con il titolo Système de la génération universelle des êtres, suivant la doctrine symbolique des Anciens, riportato alle pagg. 317-349 del Thuileur des trente-trois degrés de l’Écossisme del Delaulnaye (Paris, 1821), la cui prima ed. è però del 1813; dallo stesso testo deriva la tav. I del manoscritto italiano.

28 Degli Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia, Dalla Stamperia del G.·. O.·. d’Italia, Milano, 5806, si conoscono soltanto due ulteriori edizioni (1812 e 1826). Si tratta tuttavia di opera pregevolissima per la completezza espositiva e per la cura impiegata nella sua elaborazione, certamente non inferiori a quelle di analoghe pubblicazioni coeve, dalle quali concettualmente deriva, come il Régulateur du Maçon edito nel 1801 dal Grand Orient de France (rituale a stampa obbligatorio per tutte le Logge) e soprattutto gli Statuts et Règlements généraux de l’Ordre Maçonnique en France (1805), che possono considerarsi la fonte immediata e diretta dalla quale gli Statuti milanesi sono derivati (Ligou D., La postérité d’Hiram. Histoire et devenir de la Franc-Maçonnerie, Dervy, Paris, 1993, pag. 205).

29 La redazione degli Statuti Generali della Massoneria Scozzese (Napoli, datati il 23 del 12° mese dell’anno di V.. L.·. 5820 e cioé 23 febbraio 1821) è attribuita da una lunga e sicura tradizione ad uno solo dei tre firmatari, il marchese Orazio De Attellis, allora Grande Oratore del Grande Oriente di Napoli; le numerosissime riedizioni non sono purtroppo molto fedeli e generalmente omettono la pur importante prefazione alla I ed., anonima ma certamente del De Attellis, sostituendola con altra, pur essa anonima ma attribuita a Domenico Angherà (Reghini A., I numeri sacri nella tradizione pitagorica massonica, Ignis, Roma, 1947, pag. 25).

30 Giudizio che si ricava non soltanto dal sistematico confronto dei due testi, ma anche da esplicita dichiarazione del De Attellis nella citata prefazione alla I edizione del 1821.

31 La materia è trattata nelle pagg. 106-110 degli Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia, sotto il Titolo XXVII Delle Agapi, o Banchetti, artt. 1-21.

32 Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia, cit.. «1. Due Agapi di obbligazione relative all’ORDINE vi sono in ciascun anno per ogni Loggia, cioé nei giorni 24 Giugno, e 27 Dicembre, alle quali tutti i Fratelli presenti all’Oriente sono tenuti di partecipare, sia assistendovi personalmente, sia soddisfacendone la quota stabilita. … 4. Ogni Loggia ha un suo proprio Banchetto di obbligazione, che celebra nel giorno anniversario della di lei installazione, o intitolazione».

33 Sull’origine e sull’assetto degli “Alti Gradi” del Rito Francese, provenienti dallo stesso materiale utilizzato per molti dei “gradi scozzesi”, cfr. Jouaust, Histoire du Grand Orient de France, Teissier, Paris, 1865, pag. 235; Findel J. G., Histoire de la Franc-Maçonnerie depuis son origine, jusqu’à nos jours, Librairie Internationale, Paris, 1866, vol. I, pagg. 282-283; Daruty J.-E., Recherches sur le Rite Écossais Ancien Accepté, General Steam Printing-Panisset, Ile Maurice-Paris, 1879, pagg. 278-279; Marcy H.-F., L’origine de la Franc-Maçonnerie et l’histoire du Grand Orient de France, cit., pagg. 318-319; Guérillot C., La genèse du Rite Écossais Ancien et Accepté, Trédaniel, Paris, 1993, pagg. 305-310.

34 Il cui rituale, peraltro, relativamente alla Cena è pressoché sovrapponibile a quello del 18° grado del R.S.A.A.

35 I rituali del Rito di Perfezione collazionati in manoscritto dal Morin, trasmessi al Francken e successivamente pervenuti ai fondatori del Rito Scozzese Antico ed Accettato, ora integralmente pubblicati in Guérillot C., Le rite de Perfection (Restitution des rituels traduits en anglais et copiés en 1783 par Henry Andrew Francken accompagnée de la traduction des textes statutaires), Trédaniel, Paris, 1993; sul Manoscritto Franken vedi pure Sessa L., La Massoneria. L’evoluzione dagli alti gradi al Rito Scozzese Antico ed Accettato, Il Ventaglio, Roma, 1993, pag. 117 e sgg.

36 «Il Tre Volte Potente rialza allora il candidato e gli presenta il Pane ed il Vino, in una coppa d’oro, dicendo: “Mangiate con me di questo Pane e bevete con me il Vino di questa coppa, affinché impariamo a soccorrerci reciprocamente nella misericordia!”. Il Tre Volte Potente mangia e beve. Poi il Tre Volte Potente presenta l’anello al candidato… Dopo che tutto ciò sia stato compiuto, tutti i Fratelli condividono il Pane e bevono il Vino, quindi fanno una libagione…» (dal Rituale del XIV grado, in Guérillot G., op. cit., pag. 185). Il Rituale in questione risale a circa il 1760-1762 (ibidem, pagg. 217-220): erroneamente, pertanto, il Naudon ritiene questa Cena una «innovazione interessante» dei rituali francesi moderni (Naudon P., Histoire, Rituels et Tuileur des Hauts Grades Maçonniques. Le Rite Écossais Ancien et Accepté, Dervy, Paris, 1984, pag. 314). Una Cena abbastanza simile è, peraltro, presente nel rituale di iniziazione al corrispondente 5° grado, o Grande Eletto Scozzese, del Rito Francese, dove il candidato ed i due “Purificatori” bevono vino dalla stessa coppa e mangiano lo stesso pane (Le Régulateur des Chevaliers Maçons ou le quatre Ordres supérieurs suivant le Régime du Gran Orient de France, A Héredom, l’an de la G.·.L.·. 1801, d’après le Manuscrit de 1783).

37 Naudon P.: Histoire, Rituels et Tuileur des Hauts Grades Maçonniques. Le Rite Écossais Ancien et Accepté, cit., pagg. 377-391. Dallo stesso manoscritto o comunque dalla stessa “famiglia” di manoscritti deriva con tutta verosimiglianza un altro rituale, appartenuto a Devaux d’Hugueville, Venerabile nel 1780 della Loggia de l’Aménité all’Oriente di Parigi, datato 1779 (e riprodotto in parte da Bord G., La Franc-Maçonnerie en France des origines à 1815, Librairie Nationale, Paris, s.d. ma 1908, pagg. 512-527), nel quale si legge: «Art. XXVII. Cerimonie ed emblemi del banchetto. I Rosa-Croce tra loro non hanno altre cerimonie di tavola oltre quella che si trova nelle istruzioni e che è in commemorazione del pasto che Gesù Cristo fece ad Emmaus quando si fece riconoscere dai propri discepoli dopo la sua risurrezione. Essa è indispensabile da parte di ogni Cavaliere nel giorno del Giovedi Santo ed in tutti i Capitoli alle assemblee delle feste obbligatorie ed alle iniziazioni. Art. XXVIII. Dei Capitoli in cui si mangia un agnello. Vi sono Capitoli nei quali si può mangiare un agnello in alcune feste, ma occorre che vi siano la testa e le zampe. Il Maestro li taglia prima che alcuno vi ponga mano

38 L’antico rituale ne prevede l’obbligatorietà per tutti i membri del Capitolo, anche se assenti («Qualora un fratello si trovasse da solo in viaggio, deve farla in quel giorno e ricordare i suoi fratelli, che nello stesso istante ricorderanno lui»).

39 Crf. Guérillot C., Le Rite de Perfection, cit. Con l’occasione si rileva che lo stesso René Le Forestier (L’occultisme et la Franc-Maçonnerie écossaise, Archè, Milano, 1987, pagg. 294-300), esaminando il rituale del grado di Rosa-Croce nel XVIII secolo, dà conto della sola Cena Mistica a base di pane e di vino, che a suo avviso «sembra essersi ispirata direttamente alla descrizione data da Giustino (Apologia, LXV) della comunione eucaristica nelle comunità cristiane nel II secolo della nostra era: “Terminate le preghiere, ci scambiamo il bacio della pace. Poi a colui che presiede l’assemblea vengono recati un pane ed una coppa d’acqua e di vino annacquato. Li prende, loda Dio in nome del Figlio e dello Spirito Santo; poi fa una lunga eucarestia per tutti i beni ricevuti da Lui. Poi tutti esclamano: ‘Amen’. Quindi i diaconi distribuiscono il pane ed il vino con l’acqua consacrati”» (pag. 300, in nota); il brano cit. dal Le Forestier è tratto da Giustino, Prima apologia a favore dei cristiani, cap. 65 (in Giustino, Apologie, Rusconi, Milano, 1995, pag. 167), e viene letto nell’Ufficio delle Letture della terza domenica di Pasqua (vedi pure Brunelli R., Dal tempo all’eternità. La liturgia della Chiesa cattolica, Mondadori, Milano, 1989, pagg. 42-43). Per la pratica eucaristica protocristiana vedasi pure Didaché, IX, 1-5 (in I Padri Apostolici, Città Nuova Editrice, Roma, 1976, pagg. 34-35).

40 Farina S.: Il libro dei rituali del Rito Scozzese Antico e Accettato, Piccinelli, Roma, 1946, pagg. 303-335.

41 Nel discorso tenuto dal Saggissimo del Capitolo, a pag. 333. Nessuna menzione della Cena del giovedì santo, invece, nel commento al XVIII grado del R.S.A.A. del Porciatti (Porciatti U. G., Simbologia massonica. Gradi scozzesi, Atanòr, Roma, 1948, dove, a pag. 179, si dà conto soltanto della Cena che fa seguito abitualmente ai lavori del Capitolo); analogamente in Poli U.: Massoneria iniziatica. La via scozzese, Atanòr, Roma, 1981, pagg. 83-84, ed in Bonvicini E., Massoneria di rito scozzese, Atanòr, Roma, 1988, pagg. 171 e 175 n.

42 Bayard J.-P., Symbolisme maçonnique traditionnel, vol. II (Hauts Grades et Rites anglo-saxons), Edimaf, Paris, 1987, pagg. 73-100.

43 1° e 2° Sopravigilante corrispondono agli odierni 1° e 2° Sorvegliante.

44 Gli Statuti napoletani precisano che «nel Rito francese non vi è altra differenza se non quella delle colonne, e la non assistenza de’ due diaconi», giacché «al posto di costoro siede un maestro di cerimonie». Per quanto concerne le colonne, si allude qui al fatto che nel Rito Francese è invertita la posizione rispettiva delle colonne J e B. Quanto agli Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia, cit., la previsione è la seguente: «6. Le mense per il Banchetto devon essere collocate a ferro di cavallo. … 9. Il posto del Ven.·. è all’Oriente nel punto centrale della parte convessa delle mense. I Sorveglianti dominano ciascuno dalle rispettive estremità la loro colonna. I Visitatori fiancheggiano dall’uno e dall’altro lato il Ven.·., a misura de’ loro gradi, e gli altri Fratelli occupano presso a poco la stessa ubicazione, che hanno nel Tempio».

45 Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia, cit.: «7. Se la Loggia di Banchetto è una continuazione de’ lavori trasportati dal Tempio alla Sala, nessun siede sino a che il Ven.·. non l’abbia ordinato, aggiungendo che la masticazione può aver principio. 8. Se i lavori cominciassero nella Sala del Banchetto, il Ven.·., fatta coprire l’Officina anche dai Serventi, li apre ne’ modi soliti».

46 Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia, cit.: «15. La serie de’ brindisi d’obbligazione è stabilita dai Rituali. … 18. È in facoltà del Ven.·., de’ Visitatori, e degli altri Fratelli, di proporre alcuni altri brindisi particolari non menzionati ne’ Rituali e di ridurre il numero de’ brindisi di obbligazione, unendone due o tre in uno solo, in termini bene precisati e chiari. 19. I brindisi possono essere alternati dalla libera masticazione, ovvero continuati due o tre di seguito, secondo le circostanze».

47 Nelle numerose riedizioni, più o meno largamente rimaneggiate, si rinvengono quasi sempre 579 articoli.

48 Per armonia si intende la musica.

49 Per produzione d’ingegno, nel linguaggio dell’epoca, si intendevano tavole architettoniche, poesie, etc.

50 Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia, cit.: «2. In occasione di questi Banchetti, l’Oratore è incaricato di recitare un discorso analogo alla festa che si celebra. … 20. Fra un brindisi e l’altro si offre, se è possibile, qualche pezzo di architettura, o di musica, per ottenere il quale giova che il Venerabile ne inviti preventivamente i Fratelli. … 21. Una modesta allegria deve regnar nella Sala, insieme alla più sincera concordia ed amicizia. La decente economia, la temperanza, e la sobrietà non devono dimenticarvisi, come pregi non ultimi dei veri Liberi Muratori».

51 Le posizioni dell’Oratore e del Segretario prescritte dagli Statuti (art. 108: «Il posto dell’oratore in rito scozzese è alla testa della colonna del 1° sopr.·. cioé della colonna del nord, a poca distanza del trono. Nel rito moderno è nel luogo opposto…»; art. 131: «In tutti i riti il segretario siede dirimpetto all’oratore…») sono state mantenute anche negli attuali rituali del Grande Oriente d’Italia (rituale cosiddetto unico del 1969) e costituiscono un’eccezione rispetto agli attuali rituali del Rito Scozzese Antico ed Accettato dell’area latina, soprattutto francese, dove ha prevalso l’uso del Rito Francese (segretario alla testa della colonna di settentrione, oratore alla testa della colonna di meridione). È appena il caso di rilevare che anche nell’Emulation Ritual il segretario siede alla colonna di meridione.

52 Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia, cit.: «3. Dove trovinsi più Logge in uno stesso Oriente, possono riunirsi in tali occasioni, e comporre una sola Loggia di Banchetto, scegliendo di comune accordo l’Oratore».

53 Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia, cit.: «10. Quando la masticazione è libera, i Fratelli Serventi, ed altri anche profani, che hanno l’incarico di distribuire i materiali, cambiar le tegole, e simili, hanno libero l’accesso, sino a tanto che il Venerabile avvisi col mezzo del suo Diacono, o Maestro di Cerimonie, che la Sala sia coperta».

54 È il 1° Diacono, il quale opportunamente siede di fronte al Maestro Venerabile per svolgere le proprie mansioni.

55 Restano seduti, cioé, coloro che siedono all’interno del ferro di cavallo.

56 Leggi: apprendisti.

57 Si tratta dell’odierno tovagliolo.

58 Per altri si intendono i Maestri.

59 È implicito che debba chiederne preventivamente il permesso al Maestro Venerabile.

60 Statuti Generali della Franca-Massoneria in Italia, cit.: «11. Allora il Venerabile avvertito dell’esecuzione batte un colpo, che è replicato dai Sorveglianti, fa verificare se la Sala sia al coperto, ordina che si carichi e si allinei per un saluto, o Brindisi, di cui si riserva il comando, e avvertito della esecuzione, chiama in piedi ed all’ordine tutti i Fratelli. 12. Ognuno si alza, eccetto quelli seduti dalla parte concava: gli Apprendenti ed i Compagni si tengono il mantile sul braccio sinistro: tutti gli altri lo accavallano sulla spalla sinistra. La mano destra è posta all’ordine. 13. Il Venerabile annuncia a chi sia consecrato il saluto che sta per comandare: indi lo comanda ne’ modi conosciuti, ovvero lo fa comandare dalla musica vocale, o accompagnare dalla istromentale, se vi è, e se è fornita dell’occorrente. … 16. Quelli, cui è diretto il brindisi, e che sono presenti, si tengono sempre in piedi e all’ordine, indi ringraziano facendo i tre fuochi con tutte le cerimonie analoghe, e il loro ringraziamento è coperto. 17. I Maestri di Cerimonie rispondono per gli assenti nel medesimo modo, e si uniscono ai presenti nei loro ringraziamenti».

61 La più frequente di queste pene consisteva nel far bere subito al Fratello colto in fallo un bicchiere d’acqua!

62 Le dimande di rito son quelle, previste nel rituale di chiusura, che il Maestro Venerabile rivolge al 1° ed al 2° Sorvegliante; nulla vieta, però, che prima ancora di passare al rituale di chiusura il Maestro Venerabile proceda alle Istruzioni del grado (il cosiddetto Catechismo), che per l’appunto è articolato in domande e risposte.

63 Vuillaume C.-A., Manuel maçonnique ou Tuileur des divers rites de Maçonnerie pratiqués en France, Sétier & Brun, Paris, 1830².

64 In nota il Delaulnaye spiega: «La prudenza esige che la Loggia di Tavola si tenga in Grado di Apprendista».

65 Non si tratta del Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato, come pure si potrebbe pensare, bensì – con riferimento all’epoca (1821) – del monarca o capo di Stato.

66 Pagg. 65-70 del Tuileur.

67 Va sottolineata la variante rispetto alle prescrizioni degli Statuti Generali della Massoneria Scozzese.

68 Si tratta di un’ulteriore variante rispetto agli Statuti Generali.

69 Con l’aggiunta di un’ultima voce: Tagliare è sgrossare.

70 Stolper Ed. E., Argomento Massoneria, Brenner, Cosenza, 1986², pagg. 81-82.

71 Unità che durò fino al 1908, come già ricordato.

72 Mola A. A., Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano, 1992, pag. 102 e sgg.

73 Ragon J.-M., Rituel de l’Apprenti Maçon, Teissier, Paris, 1859, pagg. 72-75 (Loge de table).

74 Ragon J.-M., Tuileur général ou manuel de l’initié, Teissier, Paris, 1860, pagg. 15-19 (Des banquets et des usages de table).

75 Bacci U., Il libro del Massone italiano, Roma, 1908, voll. 2 (il Rituale dei banchetti massonici si trova nel volume I, pagg. 383-402); da alcuni particolari (per esempio dal numero dei brindisi, ridotto a cinque) si ricava l’impressione che fonte immediata del rituale ivi riprodotto sia stato il Tuileur del Teissier (Teissier A., Manuel Général de Maçonnerie, Teissier, Paris, 1883, III ed.). Il Farina (Il libro dei rituali del Rito Scozzese Antico e Accettato, cit., pag. 100) incorre in un vistoso granchio, traducendo plats come “piatti” invece che “vassoi”, con il curioso risultato di prescrivere la collocazione dei piatti a notevole distanza dai malcapitati commensali.

76 Seguito ampiamente in questo, e forse in linea diretta, dal Farina nell’opera citata.

77 È bene ricordare che il fantasioso Ragon, oltre che membro del Grand Orient de France, lo fu pure del Rito di Misraim, pretesa versione “egizia” della Massoneria, ove (lui, sedicente nemico degli “Alti Gradi”) ebbe a scontrarsi con i fratelli Bédarride per la direzione del Rito stesso.

78 Le stesse divagazioni di fonte ragoniana si rinvengono già nel rituale Dei banchetti o agapi in appendice ad un Rituale del primo grado simbolico ossia Apprendista L.·. M.·. pubblicato a Torino nel 1862 dalla «R.·. L.·. Campidoglio di R.·.S.·.A.·.A.·. sotto l’obbedienza del G.·. O.·. d’Italia».

79 Op. cit., pagg. 97-108.

80 Riprodotto in ed. anast. da Brenner, Cosenza, 1994. Il Simoni (Bibliografia della Massoneria in Italia, Bastogi, Foggia, 1992, vol. I, pag. 282) ne identifica l’autore, nel testo indicato con le iniziali G. C., con Gaspare Carli.

81 In questo quadro desolante va tuttavia segnalata la succinta ma nel complesso corretta esposizione in Troisi L., La Massoneria (I gradi azzurri), vol. I (L’apprendista libero muratore), Erasmo, Roma, 1992, pagg. 108-110.

82 Ubicazione che, propria del Rito Scozzese Antico ed Accettato e dello stesso Emulation Ritual, è stata adottata dal rituale unico dei tre gradi simbolici approvato dal Grande Oriente d’Italia nel 1969; diversamente nel Rito Francese, ove il 2° Sorvegliante siede a sinistra della colonna J, cioé ad occidente e nella metà del Tempio che guarda a settentrione.

83 L’ubicazione del 2° Sorvegliante a metà della colonna di meridione anche nella Loggia di tavola costituisce una relativamente recente innovazione del Rito Scozzese Antico ed Accettato di Francia (cfr., tra gli altri, Bayard J.-P., Symbolisme maçonnique traditionnel, Edimaf, Paris, 1982, vol. I., pag. 316); tra le altre “innovazioni” francesi, vi è la ricordata collocazione del Maestro delle Cerimonie davanti al Venerabile, nel posto tradizionalmente riservato al 1° Diacono, figura di Ufficiale di Loggia scomparsa nel Rito Scozzese di Francia dalla seconda metà del XIX secolo, nel quadro di un allineamento ai rituali del Rito Francese seguiti dal Grande Oriente di Francia che ha coinvolto anche i primi tre gradi del R.S.A.A.

84 Con il titolo Quaderni di simbologia muratoria, con la dicitura «a cura del Grande Oriente d’Italia» e con prefazione dell’allora Gran Segretario Spartaco Mennini, nella quale sono raccolti i risultati di un ciclo di seminari iniziati nel 1976.

85 L’una e l’altra figura sono ignote alla pur lunga lista dei Dignitari ed Ufficiali di Loggia di cui alla tradizione italiana (Statuti Generali della Franca Massoneria in Italia del 1806 e Statuti Generali della Massoneria Scozzese del 1821) ed alle Costituzioni e Regolamenti del G.O.I. nelle redazioni del 1968-1969 e del 1984. L’Organista è, invece, un Ufficiale della Loggia Emulation.

86 Con una sola frase vengono accantonati duemila anni di tradizione cristiana e duecentocinquanta di tradizione muratoria!

87 Ma in che cosa consista l’“operatività”, cui fan da preludio e sono propedeutiche la “purgazione” e la “purificazione”, è argomento sul quale prudenza suggerisce che tacere è bello.

88 Non risulta che la cazzuola sia strumento specifico del Maestro Venerabile, il cui simbolo o gioiello è la squadra.

89 Il Gabinetto di Riflessione, come caratterizzato dai menzionati elementi ermetico-alchemici, è presente soltanto nei rituali del Rito Scozzese Antico ed Accettato e del Rito Francese, ma è sconosciuto ai diversi rituali della massoneria anglo-sassone ed allo stesso Rito Scozzese Rettificato, benché originato anch’esso dal “crogiuolo” della massoneria «scozzese» del XVIII secolo.

90 Con Decreto n. 227 emanato il 18 dicembre 1922 dal Gran Maestro Domizio Torrigiani. Anteriormente il Supremo Consiglio del R.S.A.A. e la Gran Loggia del Rito Simbolico Italiano godevano di completa autonomia sulle questioni rituali relative alle Logge appartenenti all’uno o all’altro Rito, comprese la prescrizione dei rituali nei primi tre gradi e la potestà ispettiva presso le Logge (art. 99 delle Costituzioni del G.O.I. approvate nel 1906), nonché di autonomia giurisdizionale nei “processi massonici” promossi contro Fratelli insigniti di grado superiore al terzo (art. 111 delle stesse Costituzioni).

91 Cfr. Naudon P., Les loges de Saint-Jean et la philosophie ésotérique de la Connaissance, Dervy, Paris, 1990 (tr. it.: Le logge di San Giovanni, Atanòr, Roma, 1997).

92 Si veda la voce Table Lodge in Mackey A. G., Hughan W. H., Hawkins E. L., Encyclopaedia of Freemasonry, The Masonic History Company, Chicago, 1929, pag. 1008, nonché lo schema ivi riprodotto.

93 Roman D., Le Symbolisme de la Loge de Table, in Réflexions d’un chrétien sur la Franc-Maçonnerie, Éditions Traditionnelles, Paris, 1995.

94 L’esposizione dei rapporti tra l’eros greco e l’agape cristiana comporterebbe ben più che un’ampia digressione. Si rinvia pertanto, ai fini degli opportuni approfondimenti, a Robin L., La théorie platonicienne de l’Amour, P.U.F., Paris, 1964 (tr. it.: La teoria platonica dell’amore, Celuc, Milano, 1973); Reale G., Introduzione ad Agostino, Amore assoluto e “terza navigazione”, Rusconi, Milano, 1994 (in particolare alle pp. 10-19 e 40-55); Id., Eros dèmone mediatore e il gioco delle maschere nel Simposio di Platone, Rizzoli, Milano, 1997.

95 Tra questi parti di fantasia, estranei alla tradizione muratoria e nel migliore dei casi espressione di ridondanza barocca, si possono altresì citare: l’“orientazione” del Gabinetto di Riflessione e l’immissione in esso di simboli astrologici; l’addizione, nei verbali delle tornate rituali, di un “punto geografico” e di un “punto geodetico” al bisecolare “punto geometrico noto ai soli Figli della Vedova”; le variazioni nell’effettuazione della “catena fraterna” in grado di Maestro; l’introduzione di inesistenti dualismi cromatici nelle Colonne del Tempio e nei bastoni dei Diaconi, e via via inventando…

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