MAESTRI VENERABILI E FALSI GENTILUOMINI

MAESTRI VENERABILI E FALSI GENTILUOMINI

di

Vittorio Vanni

Mercuzio: “Bene, maschera su maschera ora non temo occhi curiosi che vengono a spiar le mie bruttezze. Questa posticcia maschera arrossir dee per me

(da Romeo e Giulietta – Atto I scena IV)

Per tutti i membri della nostra Rispettabile Loggia tu eri il più sicuro e perfetto candidato all’Oriente, o austero | 0 Sorvegliante, forse perché il tuo piglio era nobilmente compassato ed i modi squadrati ed inimitabili, come se tu fossi nato nel Tempio e cresciuto fra le Colonne.

Alto per doti fisiche, ma più per naturale eleganza, la tua fronte augusta accennava cesaree canizie e marcata da linee profonde dimostrava temperata forza e maturo ingegno.

La nostra Loggia, lacerata da dissidi e conflitti; divisa in sette e fazioni, ti vedeva come l’ ago di una inflessibile bilancia, futuro Maestro di giustizia e pace operosa.

Il tuo sguardo, tollerante e severo assieme, osservava altissimo la turba dei Baroni e dei loro lacchè, affaccendati nei loro traffici da Tempio oda mercato, la massa amorfa dei barbagianni sonnacchiosi, tesi solo ad osservare dove tirava il vento appiccicoso e grasso del potere, e lo sparuto ma turbolento gruppi dei Magi scardassati, cercanti sperdute stelle all’Oriente.

Ma all’Oriente non vi era che ipocrisia Sopraffina, intrallazzo patente e torva ignoranza. E i Magi

vedevano  nei tuoi vestiti eternamente grigi e stirati lisi il labaro dell’onestà e della rettitudine, mentre il tuo parlare, pesato ed esatto, garanzia di illuminato equilibrio, gli addormentava cullandoli, i sognatori di stelle.

         Ma I ‘occhio acuto dei Baroni valutava ben meglio il panno cui ti vestivi e ti prendeva con il mignolo le misure del borsellino, nella furbesca sapienza che necessità è prima legge degli uomini.

Così unanime, una Loggia disunanime ti elesse a capo desiderando vedere innanzi a te il tuo volto degno di borghese illuminato e dignitosamente povero, di massone autorevole, tollerante e sapiente.

Ma con te non riapparve la Stella all’Oriente e gli scalcagnati Magi videro  con inquietudine che il tuo sorriso, che appariva saggio e conciliante all’ombra-delle Colonne si trasformava, fra Sole e Luna un rictus sogghignante a pieni denti, un falso e legnoso vezzo da marionetta, ed il solito, leggero inchino del capo con cui lo accompagnavi non era più, come prima sembrava, un benevolo e paterno omaggio al minor Fratello, ma un ossequio mendace e Sarcastico, o peggio un ipocrita insulto a quei reietti Magi che rifiutavano e torta e briciole.

Novello Cenerentolo, non invano perdesti la tua specchiata scarpetta, e certe buone fate Spazzarono via il tuo onorato  e livido doppiopetto con una livrea luccicante e più adatta ad un novello Barone.

E se l’aquila si vestì con le penne  che cosa non fecero i barbagianni i di Meridione e di Settentrione, dai grandi e finalmente attenti  gfi occhi’ d’ oro, coperchi del nulla„

Non aspettarono certo il terzo canto del gallo per affermare Che di Stelle all’ Oriente non se ne era mai Miste, e che se ve ne fossero state avrebbero guastato l’estetica, il sonno e la buona digestione.

 Fu così, falso gentiluomo che scese da cavallo la tua maschera di cavaliere e mostrò i lunghi denti alla polenta scodellata dal potere. Nella tua Loggia di oscuro passato e di incerto’ avvenire i Baroni ed i

loro sculettanti manutengoli si disputano ancora brandelli di onori meschini e le piume dei polli rubati; i barbagianni sonnacchiosi x sobbalzano ancora ai tuoi colpi di maglietto, spalancando i grandi occhi d’ oro come gli scudi sognati e mai avuti. Solo la rutilante e fantasmagorica troupe dei magi ha ripreso da tempo l’infinita via di un impossibile Oriente.

“I conti tornano sempre” – disse il calcolatore.

Nessuno gli ha mai detto che l’acqua amara rinforza il collo e rende svelto il passo.

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